L’azione di protesta si è svolta a un giorno dalla notizia di una possibile nuova invasione di terra nella Striscia da parte dell’esercito israeliano.
Un gruppo di dieci attivisti dei movimenti Palestina Libera e Ultima Generazione ha organizzato un’azione dimostrativa davanti all’ambasciata egiziana a Roma. I manifestanti hanno lanciato vernice rossa sull’ingresso della sede diplomatica e affisso uno striscione con la scritta “Break the siege” (“Rompi l’assedio”), accompagnato da fotografie di vittime palestinesi uccise nei recenti attacchi condotti dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza.
L’iniziativa ha voluto puntare i riflettori sul ruolo del governo egiziano e in particolare sulla gestione del valico di Rafah, unica via di accesso a sud per la popolazione palestinese sotto assedio. Secondo gli attivisti, l’Egitto – rappresentato in Italia dal console Hisham Mohamed Moustafa El Sherif – dovrebbe consentire un’apertura stabile del valico per permettere l’ingresso di aiuti umanitari, indispensabili per fronteggiare la crisi in corso a Gaza.
“I pazienti muoiono per ferite curabili, i bambini soffrono di malnutrizione acuta. Senza un cessate il fuoco e senza aiuti, Gaza diventerà un cimitero”, ha dichiarato l’organizzazione Medici Senza Frontiere, in una nota ripresa dai manifestanti.
Un’azione simbolica per denunciare la crisi umanitaria
L’azione di protesta si è svolta a un giorno dalla notizia di una possibile nuova invasione di terra nella Striscia da parte dell’esercito israeliano. I partecipanti hanno voluto denunciare anche le pratiche corruttive documentate da Human Rights Watch al confine egiziano, dove – secondo l’organizzazione – le autorità chiederebbero tangenti per permettere a persone ferite o malate di lasciare l’enclave.
Tra i partecipanti, Rachele, madre e attivista, ha spiegato il senso dell’azione:
“Non possiamo voltare le spalle a ciò che sta accadendo. Le immagini del genocidio in corso sono ovunque e come genitori, prima ancora che come cittadini, abbiamo il dovere di agire e di chiedere ai nostri governi di rompere ogni complicità.”
Dalla complicità economica al boicottaggio
Durante l’azione è stata denunciata anche la complicità economica e commerciale di alcune multinazionali europee con aziende israeliane operanti nei territori palestinesi occupati. Tra i nomi citati, Carrefour, accusata di avere accordi con società attive negli insediamenti illegali, e la Leonardo, azienda italiana del settore difesa che secondo Palestina Libera continuerebbe a fornire armamenti a Israele.
Da mesi, Ultima Generazione ha avviato una campagna di boicottaggio contro i supermercati italiani che – secondo il movimento – vendono prodotti agricoli coltivati nei territori palestinesi occupati, contribuendo indirettamente al mantenimento dell’occupazione e alla sofferenza della popolazione locale.
In discussione anche la libertà di espressione
Sempre nella giornata del 5 agosto, la Lega ha depositato una proposta di legge per inasprire le sanzioni contro chi critica il governo israeliano, equiparando tali critiche all’antisemitismo. I movimenti attivisti vedono in questa iniziativa un ulteriore tentativo di limitare la libertà di espressione e il diritto alla protesta.
📣 Una mobilitazione che non si ferma
I promotori dell’azione affermano che le manifestazioni proseguiranno finché non verranno garantiti accesso umanitario pieno alla Striscia di Gaza, la fine delle forniture militari italiane a Israele e una presa di posizione netta del governo italiano a favore del rispetto del diritto internazionale.
Alma
