L’Ispettorato del Lavoro è inesistente sui territori. Le ASL, che dovrebbero vigilare sulle condizioni sanitarie e ambientali nei luoghi di lavoro, sono completamente assenti. Nessuno verifica il rispetto delle norme. Nessuno interviene.
Due operai morti in tre giorni. Due vite spezzate nella provincia di Frosinone, nello stesso settore: l’edilizia. Due uomini – 57 e 58 anni – collassati mentre lavoravano sotto il sole cocente. A ucciderli non è stato solo il caldo. A ucciderli è stato anche un sistema che continua a restare a guardare.
Ad Atina, il 58enne stava lavorando lungo via Randolfi, alla posa della rete in fibra ottica. Erano le dieci del mattino. Si è accasciato all’improvviso. Il personale del 118 di Cassino ha tentato di rianimarlo, ma non c’è stato nulla da fare. Pochi giorni prima, a Giuliano di Roma, era toccato a Domenico Radici, 57 anni, stroncato da un malore appena arrivato sul cantiere. Due tragedie gemelle. Due morti annunciate.
Il Ministero del Lavoro ha firmato da poco un protocollo nazionale per la tutela dei lavoratori dal caldo estremo, con riferimento ai settori più esposti, come edilizia e agricoltura. Sulla carta: fasce orarie flessibili, sospensione delle attività oltre certe temperature, ricorso alla cassa integrazione. Nei fatti: nulla. Solo parole.
Perché senza controlli, ogni protocollo è solo propaganda.
L’Ispettorato del Lavoro è inesistente sui territori. Le ASL, che dovrebbero vigilare sulle condizioni sanitarie e ambientali nei luoghi di lavoro, sono completamente assenti. Nessuno verifica il rispetto delle norme. Nessuno interviene. E così i cantieri restano aperti, anche con temperature sopra i 40 gradi, e si continua a morire.
Ma anche le organizzazioni sindacali devono assumersi la loro parte di responsabilità. Non basta firmare accordi al ministero e rilanciarli a mezzo stampa. Serve azione concreta e quotidiana: i sindacati devono fare segnalazioni puntuali agli organismi di vigilanza, pretendere ispezioni immediate, e intervenire direttamente nei cantieri dove sono presenti con i propri rappresentanti.
Chi ha un delegato sindacale in un cantiere deve chiedere senza esitazione la sospensione immediata delle attività in condizioni di rischio, e pretendere l’applicazione delle normative esistenti, incluso il ricorso alla cassa integrazione per condizioni climatiche avverse, già prevista dalla legge.
Il caldo estremo non è più un’eccezione. È la nuova normalità. E mentre la politica si accontenta di firmare protocolli da vetrina, e i controlli restano un miraggio, le morti si accumulano nel silenzio generale.
Queste non sono fatalità. Sono omicidi per omissione. Omicidi che coinvolgono responsabilità politiche, istituzionali e sindacali. Nessuno può più voltarsi dall’altra parte.
Perché morire di lavoro, nel 2025, è un crimine sociale. E finché non ci sarà una mobilitazione vera, concreta, fatta di controlli, sospensioni, denunce e presenza reale nei cantieri e nei campi, continueremo a scrivere necrologi anziché articoli di prevenzione.
Red
