Solo nei primi tre mesi del 2025, le segnalazioni all’INAIL hanno già raggiunto quota 600
Nel bilancio 2024 dell’INAIL, per la prima volta compaiono anche i dati relativi agli studenti coinvolti nei percorsi di alternanza scuola-lavoro. La novità deriva dall’estensione dell’assicurazione contro gli infortuni agli studenti, attiva solo dal 2023. Il dato è allarmante: 2.100 denunce di incidenti riguardano ragazzi e ragazze impegnati nei PCTO – i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento. In un caso, l’esperienza si è conclusa con la morte dello studente.
Il trend non accenna a migliorare. Solo nei primi tre mesi del 2025, le segnalazioni all’INAIL hanno già raggiunto quota 600. Episodi gravi continuano a verificarsi. Il 4 giugno, una studentessa di 17 anni in Emilia ha rischiato l’amputazione di una mano mentre maneggiava un tosaerba nel secondo giorno di tirocinio. A febbraio, un ragazzo di Rieti ha subito diverse fratture a un braccio utilizzando un tornio all’interno di una ditta di carpenteria metallica.
Paolo Notarnicola, coordinatore della Rete degli studenti medi, ha commentato con durezza:
«Questi dati certificano una vera emergenza. Si parla di formazione, ma si mandano i ragazzi in ambienti di lavoro insicuri, dove si può rimanere feriti o perdere la vita. Il governo è rimasto a guardare. L’unico intervento è stato il decreto del Primo Maggio 2023, che ha solo messo nero su bianco la possibilità che ci si faccia male o peggio. I PCTO vanno cancellati».
La situazione potrebbe peggiorare ancora. Con il decreto “PNRR Scuola” varato ad aprile, l’esecutivo ha ampliato l’obbligo dei percorsi anche agli studenti di istituti tecnici e professionali a partire dai 15 anni.
Un’estensione che ha scatenato critiche accese. Nicola Fratoianni, segretario di AVS, ha attaccato frontalmente l’esecutivo: «Alla prossima cerimonia INAIL, invitate il ministro Valditara a parlare. Così potrà spiegare perché, mentre gli incidenti aumentano, ha deciso di mandare al lavoro anche i quindicenni. L’alternanza così com’è è una farsa pericolosa, e va chiusa una volta per tutte».
Contraria anche la Flc Cgil, che da tempo chiede una revisione profonda del sistema:
«I percorsi possono restare, ma non devono essere obbligatori né prevedere un monte ore fisso. La priorità dev’essere la sicurezza, e la regia deve tornare in mano alle scuole», ha dichiarato il sindacato.
Nel giorno della presentazione del rapporto INAIL, né la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta con un videomessaggio, né il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara hanno rilasciato dichiarazioni sui numeri degli infortuni.
Eppure, l’orientamento politico del governo in materia di istruzione continua a puntare su un modello sempre più improntato al lavoro. Tra le proposte di Valditara, spicca la riforma del percorso ITS: dal 2026, i due anni di specializzazione post-diploma potrebbero valere come primo biennio universitario, permettendo di ottenere una laurea triennale con un solo anno aggiuntivo. Presentando il piano in Parlamento, il ministro ha definito la misura un’opportunità di «addestramento al lavoro».
La reazione della Flc Cgil non si è fatta attendere: «Non è istruzione, sono saldi estivi. Si svende il valore della scuola in cambio di slogan occupazionali».
Tuttavia, l’interesse degli studenti resta limitato. Solo poco più di 5 mila si sono iscritti al percorso “4+2” per il prossimo anno. Ancora più bassa l’adesione al liceo del Made in Italy, un’altra bandiera del ministro: lo seguirà lo 0,09% degli iscritti alle superiori.
Red

