Contratti scaduti, nessuna proroga, sgombero forzato. A un mese dalla chiusura, serve un piano per salvare posti e patrimonio
Alcuni mesi fa ha chiuso i battenti, e ancora oggi non si intravede una soluzione: il Museo Diocesano di Napoli, sgomberato dalla storica sede della chiesa di Donnaregina Nuova, è stato costretto a interrompere ogni attività. Il provvedimento, eseguito lo scorso 22 maggio su ordine del prefetto Michele Di Bari, ha riportato l’edificio – di proprietà del Ministero dell’Interno – alla sola funzione di culto.
Il museo, aperto nel 2007, rappresentava uno dei punti cardine del sistema culturale cittadino, oltre che una realtà occupazionale solida con circa 50 lavoratori tra guide, operatori, amministrativi, tecnici e artisti coinvolti nella compagnia stabile. Oggi, quella rete si trova improvvisamente disarticolata. A farne le spese sono i visitatori – che non possono più accedere alla parte principale del percorso museale – ma soprattutto chi nel museo ci lavorava.
Un nodo istituzionale e gestionale ancora irrisolto
La concessione dell’immobile era scaduta nel marzo 2023. Secondo la Curia di Napoli, che aveva affidato la gestione alla società Cosmo Italy tramite convenzione fino al 2027, la restituzione dell’edificio è stata una decisione unilaterale del Ministero. La Curia sostiene di aver chiesto alla società, fin da marzo 2024, di interrompere le attività, ma senza esito. La società, dal canto suo, ha presentato ricorso al TAR, accusando la Curia di aver agito per “rimuovere chi ha costruito il museo dalle fondamenta”.
Nel frattempo, circolano indiscrezioni su un nuovo piano museale, promosso da don Antonio Loffredo, direttore del museo: un “museo diffuso”, che supererebbe l’attuale modello centralizzato coinvolgendo associazioni, una fondazione e alcune cooperative. Un progetto che determinerebbe la cancellazione di 50 posti di lavoro e professionalità storiche.
La questione al centro del dibattito pubblico
La crisi è stata approfondita lo scorso 24 giugno, durante la 14ª puntata della trasmissione “Napoli, meraviglie e contraddizioni” su Radio Amore Campania (105.80 FM + web + social), condotta da Sandro Fucito. Il tema: “Le contraddizioni della cultura e del turismo a Napoli”. Tra gli ospiti:
- Ciro Crescentini (Il Desk)
- Prof. Nino Cafasso, consulente aziendale
- Antonella Cioffi, responsabile marketing del Museo
- Dora De Maio, regista compagnia teatrale stabile
- Diego Venanzoni, consigliere regionale
- Marco Fiore, ex presidente della federazione guide turistiche
Dai loro interventi è emersa l’urgenza di un piano condiviso, trasparente, che metta al centro non solo la valorizzazione culturale, ma anche la tutela occupazionale.
Proposte per uscire dalla crisi del Museo Diocesano
Alla luce della complessità della vicenda, la nostra redazione ha raccolto alcune proposte concrete, anche emerse nel dibattito pubblico, che potrebbero contribuire alla risoluzione della vertenza:
1. Tavolo istituzionale permanente
Attivare un tavolo congiunto tra Ministero dell’Interno, Curia, Regione Campania, Comune di Napoli, Cosmo Italy, rappresentanze sindacali e culturali. Un tavolo tecnico-politico con l’obiettivo di:
- Definire un percorso di transizione condiviso
- Individuare una nuova sede per il museo (temporanea o definitiva)
- Garantire continuità occupazionale per i lavoratori
Proroga d’emergenza con uso condiviso dell’edificio
In attesa di una riorganizzazione completa, si potrebbe valutare una proroga temporanea dell’utilizzo di Donnaregina Nuova, attraverso un accordo di coesistenza tra funzione museale e funzione liturgica, già sperimentato in altre realtà italiane ed europee.
Finanziamento straordinario da fondi regionali o europei
Attivare fondi di emergenza della Regione Campania (o del PNRR Cultura) per coprire i costi di rilancio, di riallocazione o di avvio del nuovo modello gestionale, purché accompagnati da piani occupazionali trasparenti e controllabili.
Red

