Per ora nessuno parla di accordi, né di pace fatta. Siamo alle prime battute, quelle dove tutti misurano le parole
Un “buona domenica” detto a mezza voce, uno sguardo schivo, e tutto tace. Ma sotto la superficie, la politica si muove. E lo fa in Campania, dove dopo mesi di silenzi e polemiche durissime, si è aperto un canale che fino a ieri sembrava impossibile: Vincenzo De Luca ed Elly Schlein si sono sentiti al telefono. Sì, proprio loro due.
La notizia non è ufficiale, non c’è un comunicato né un selfie con il telefono in mano. Ma la conferma c’è, e basta a cambiare l’aria. Perché la Campania è troppo importante per il centrosinistra per restare bloccati in uno scontro personale. E perché le Regionali si avvicinano, e il tempo per decidere chi corre (e con chi) comincia a scarseggiare.
Per ora nessuno parla di accordi, né di pace fatta. Siamo alle prime battute, quelle dove tutti misurano le parole. Ma intanto si è passati da zero contatti a una telefonata. Un piccolo passo, ma in politica – soprattutto quella che si gioca tra personalità forti – può voler dire molto.
A Salerno, dove era impegnato per l’inaugurazione di una nuova spiaggia pubblica, De Luca ha dribblato i giornalisti con eleganza: niente commenti diretti, nessuna battuta polemica. Ma ha lasciato cadere una frase che sa di apertura (e anche di avvertimento): “Lavoreremo per una coalizione ampia. Ma soprattutto per non buttare a mare il lavoro fatto in questi anni”.
Tradotto: il governatore non ci sta a fare da spettatore. Vuole contare, eccome. E se non sarà lui il candidato (il terzo mandato è ancora un tema aperto dopo la pronuncia della Corte Costituzionale), vuole almeno garanzie politiche vere su chi lo rappresenterà. Nomi, programmi, alleanze.
Nel frattempo, c’è chi tifa per un riavvicinamento vero. Come Enzo Maraio, segretario nazionale del PSI, che da Salerno ha parlato chiaro: “È positivo che si riapra il confronto. La politica è mediazione, non scontro eterno. In Campania serve un centrosinistra unito, largo, che sappia tenere dentro anche i 5 Stelle, come a Napoli con Manfredi”.
È proprio quel “modello Manfredi” – cioè un’alleanza larga, pragmatica, senza troppi veti – l’idea su cui molti nel campo progressista stanno lavorando. Anche perché lo scenario peggiore è lì, a portata di errore: dividersi e consegnare la Regione al centrodestra su un piatto d’argento.
La prossima occasione per un faccia a faccia potrebbe arrivare già sabato, alla manifestazione per Gaza in programma a Roma. Entrambi dovrebbero esserci. E chissà che tra un corteo e un discorso non si trovi il tempo per un secondo round di confronto.
Per ora, il clima è cambiato. Dopo mesi di gelo, il centrosinistra campano torna a parlarsi. E magari a immaginare un futuro che non sia solo fatto di scontri interni. Non è ancora una svolta, ma è già qualcosa. E in una politica dove spesso si resta fermi, muoversi è già notizia.
Alma
