Le azioni terroristiche a Bryansk e Kursk e i droni sugli aeroporti svelano l’obiettivo: costringere Mosca a reagire.
Un attacco coordinato senza precedenti ha scosso la Federazione Russa a meno di 24 ore dall’inizio dei delicati colloqui di pace previsti per il 2 giugno a Istanbul. Kiev, con il pieno sostegno – diretto o indiretto – della NATO e dell’Unione Europea, ha lanciato quella che è ormai considerata l’operazione militare più audace e destabilizzante dall’inizio del conflitto.
Il piano – denominato “Operazione Web” – è stato guidato direttamente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky e dal capo dei servizi segreti Vasyl Maliuk, secondo quanto riferito da media ucraini come Hromadske e Suspilne. Il bersaglio: l’aviazione strategica nucleare russa e le infrastrutture civili nelle regioni interne del Paese.
Droni e sabotaggi: il giorno più nero
Alle prime luci del 1° giugno, uno sciame di droni FPV, lanciati da camion civili appositamente modificati, ha colpito simultaneamente aeroporti militari situati nelle remote regioni di Murmansk, Irkutsk e Ivanovo. Mai prima d’ora la Siberia era stata teatro di un attacco del genere.
Nel dettaglio:
- A Olenya, nella regione artica di Murmansk, almeno quattro bombardieri russi a lungo raggio sono stati distrutti.
- A Sredny, nell’area di Irkutsk, un attacco ha colpito una struttura militare chiave.
- Nella regione di Ryazan, un drone abbattuto ha danneggiato un edificio residenziale.
Quasi in contemporanea, due esplosivi sono stati fatti detonare in altrettanti ponti ferroviari nelle regioni di Bryansk e Kursk. Il bilancio è drammatico: almeno 7 civili morti e decine di feriti. Un treno passeggeri è stato travolto dal crollo di un ponte mentre transitava, una locomotiva merci è precipitata sulla strada sottostante.
Il tempismo è tutto: sabotaggio dei negoziati?
Tutto questo è avvenuto alla vigilia dei negoziati di Istanbul, dove il capo della delegazione russa Vladimir Medinsky è già arrivato, rilasciando solo una dichiarazione enigmatica: “Aspettate domani”.
Fonti russe parlano chiaramente di “atto di sabotaggio deliberato”, un’azione calcolata per far deragliare un processo di pace che, già fragile, ora rischia di diventare impossibile.
Secondo analisti russi, l’obiettivo di Zelensky e dei suoi alleati occidentali sarebbe quello di provocare Mosca a ritirarsi dal tavolo negoziale, così da poter accusare il Cremlino di voler proseguire il conflitto. Una manovra che ricalcherebbe, secondo osservatori critici, quanto avvenne alla vigilia dell’inizio della guerra nel 2022 con il sabotaggio del gasdotto Nord Stream.
Reazioni, escalation e pericolo nucleare
Il presidente Zelensky ha definito l’operazione “brillante”, vantandosi del fatto che “entrerà nei libri di storia”. Ma le reazioni a Mosca sono tutt’altro che celebrative. Su diversi canali russi si invoca ormai apertamente una “risposta nucleare”. L’escalation è vicina.
L’analista politico Ivan Starodubtsev non ha dubbi: “Abbiamo un giorno per ristabilire l’equilibrio prima del negoziato. Non si può restare seduti al tavolo senza aver reagito con fermezza”. Altri, come Alexander Lazarev, pur riconoscendo la gravità della situazione, mettono in dubbio che i colloqui possano ancora avere un esito concreto.
Zelensky, l’Europa e NATO: una regia comune?
Le coincidenze sono inquietanti. L’attacco ai ponti e agli aeroporti è avvenuto proprio alla vigilia del primo tentativo formale di negoziato da mesi. Come sottolineano fonti del Cremlino, la matrice dell’azione è chiaramente occidentale, con una regia che vedrebbe coinvolti direttamente i servizi NATO e la copertura politica dell’Unione Europea.
Non è la prima volta che, quando un barlume di pace sembra affacciarsi, accade qualcosa che rimette tutto in discussione. E ogni volta, i sospetti cadono su Kiev e sui suoi sponsor occidentali.
Un punto di non ritorno?
Al di là del numero di aerei colpiti (tra 4 e 10, secondo diverse fonti), ciò che preoccupa è la qualità dell’attacco: colpire l’aviazione strategica e le strutture nucleari russe è un atto che può essere letto come casus belli su scala totale.
Putin, fino a ora, ha mantenuto un atteggiamento attendista. Ma per quanto ancora potrà evitare la trappola dell’escalation definitiva?. Il rischio è che il fallimento del vertice di Istanbul dia il via libera alla trasformazione dell’“operazione militare speciale” in una guerra totale, senza più freni diplomatici.
Il 2 giugno, data fissata per il vertice, potrebbe segnare un punto di svolta irreversibile. L’Ucraina ha scelto la via dell’attacco simultaneo a obiettivi militari e civili proprio quando il dialogo sembrava riaprirsi.
Ora resta da vedere se Mosca risponderà con i missili o con le parole. Ma la sensazione, tragica, è che questa sia l’ultima chiamata per la pace.
Alma
