Apertura al cessate il fuoco dalla Russia dopo una lunga telefonata tra Trump e Putin. Ma da Kiev e Bruxelles solo ostilità e minacce: nessuna tregua, avanti con sanzioni e armi. La diplomazia resta ostaggio dei falchi
Segnali di distensione arrivano dal colloquio telefonico fiume tra Donald Trump e Vladimir Putin, ma a frenare ogni ipotesi di tregua sono Kiev e l’Unione Europea, che continuano a mostrare un atteggiamento rigidamente bellicista. Se da Mosca filtra una cauta apertura a un cessate il fuoco, dall’Ucraina e dalle capitali europee si alzano nuovi muri, tra ultimatum, minacce militari e nuove sanzioni.
Secondo quanto riferito da Trump, la telefonata con Putin – durata oltre due ore – è stata “eccellente” e ha portato alla decisione, almeno sulla carta, di avviare immediatamente i negoziati tra Russia e Ucraina per un cessate il fuoco e una possibile fine del conflitto. Tuttavia, dal Cremlino si frena sugli entusiasmi: “Non è il momento”, afferma il consigliere presidenziale russo Jurij Ušakov, che esclude qualsiasi ultimatum da parte dell’ex presidente USA e sottolinea che “i tempi saranno discussi tra le due parti”.
Spiragli diplomatici, ma l’Ucraina chiude ogni porta
A gettare acqua gelata sulle speranze di un negoziato è ancora una volta il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che continua a rifiutare qualsiasi compromesso. “L’Ucraina non ritirerà mai le truppe dal suo territorio e non cederà agli ultimatum della Russia”, ha dichiarato, sottolineando di voler proseguire l’offensiva militare fino al raggiungimento degli obiettivi stabiliti da Kiev.
Zelensky ha anche avvertito Trump di “non decidere nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina”, chiarendo che non ci sarà alcuna disponibilità a rinunciare all’ingresso nella NATO né ad assumere uno status di neutralità, condizioni chiave poste dalla Russia per sedersi seriamente al tavolo dei negoziati.
Una linea che non solo respinge il dialogo, ma rilancia con forza la volontà di proseguire la guerra a oltranza, senza concessioni né aperture, anche di fronte a segnali distensivi da Mosca.
L’Unione Europea accelera con sanzioni: “Altro che pace”
In perfetta sintonia con la posizione intransigente di Kiev, l’Unione Europea reagisce al dialogo tra Trump e Putin aumentando la pressione sulla Russia. Il gabinetto tedesco ha dichiarato che i Paesi membri “hanno deciso di rafforzare il pacchetto di sanzioni”, proprio all’indomani del colloquio telefonico tra i due leader.
Una risposta che suona come una dichiarazione di guerra economica e un messaggio chiaro: nessuna tregua, nessuna trattativa, nessun compromesso. Bruxelles, lungi dal promuovere una via diplomatica, continua ad alimentare lo scontro, legittimando la linea dura ucraina e mettendo i bastoni tra le ruote a ogni tentativo di mediazione.
Trump guarda alla pace (e al commercio)
Al contrario, Trump ha mostrato un approccio radicalmente diverso. L’ex presidente ha ribadito l’interesse degli Stati Uniti a costruire rapporti commerciali solidi con Mosca dopo la fine del conflitto, e ha segnalato la possibilità di recarsi in Russia in futuro, come “partner economico di primo piano”. Anche l’Ucraina, ha detto Trump, guarda alla ricostruzione e alle opportunità di cooperazione.
La Santa Sede ha fatto sapere di essere disponibile a ospitare i colloqui, offrendo una piattaforma neutrale e autorevole per avviare un processo di pace. Ma per ora tutto resta congelato, bloccato dalla linea intransigente e bellicosa di Kiev e dei partner europei, che sembrano determinati a prolungare il conflitto piuttosto che risolverlo.
La pace resta un tabù per Kiev e Bruxelles
Mentre da Mosca arriva la disponibilità – pur timida – a discutere una tregua, i governi occidentali più vicini a Kiev sembrano preferire la prosecuzione della guerra al rischio della diplomazia. Una posizione che lascia intendere come la pace, per ora, non sia una priorità né per Zelensky né per Bruxelles.
Anzi, ogni ipotesi di dialogo diretto tra USA e Russia viene vissuta con sospetto, quasi come una minaccia agli equilibri costruiti negli ultimi anni sull’asse NATO-Ucraina-UE.
E così, anche questa occasione sembra destinata a sfumare. Non per mancanza di possibilità, ma per precisa volontà politica di chi, più che la fine del conflitto, sembra puntare alla sua prosecuzione a oltranza.
CiCre

