Il Coordinamento: “Blocchiamo la logistica della guerra, basta complicità”
Nel giorno della commemorazione della Nakba – la “catastrofe” che nel 1948 segnò l’esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi – a Torino si è svolta una manifestazione promossa dal Coordinamento Torino per Gaza. Un corteo partito dal quartiere Barriera di Milano ha raggiunto il raccordo autostradale Torino-Caselle, bloccando l’accesso alla superstrada in entrambe le direzioni. L’iniziativa, che ha coinvolto diverse centinaia di partecipanti, ha provocato disagi al traffico e la reazione furiosa di alcuni automobilisti.
«Non possiamo più limitarci a un corteo di testimonianza che racconti gli orrori che stanno avvenendo a Gaza: abbiamo il dovere di mettere in campo iniziative che siano in grado di colpire le strutture logistiche della guerra che sostengono il genocidio», si legge nel volantino diffuso dal coordinamento nei giorni precedenti. Il messaggio è chiaro: trasformare la solidarietà in azione diretta, rendere visibile e tangibile l’opposizione al massacro in corso.
Lo svincolo per l’aeroporto di Caselle, punto nevralgico per la mobilità cittadina e interregionale, è stato completamente paralizzato. In pochi minuti si sono formate code chilometriche. Alcuni automobilisti, esasperati, hanno protestato contro i manifestanti: «C’è chi rischia di perdere un volo, chi deve andare in ospedale. Di qui ora non passa nessuno», ha gridato una donna bloccata in auto.
Per gli attivisti, però, il messaggio va oltre l’impatto immediato sul traffico: «Dobbiamo fare resistenza anche qui», ribadiscono. La manifestazione di oggi si inserisce in una serie di mobilitazioni che, in tutta Italia, stanno cercando di rompere la normalità quotidiana per portare alla luce la complicità delle istituzioni e delle imprese nel sostenere – direttamente o indirettamente – l’offensiva militare israeliana su Gaza.
Il Coordinamento Torino per Gaza non si è limitato a denunciare, ma ha indicato con chiarezza un cambio di passo: trasformare la rabbia in pressione reale sui meccanismi che, dal commercio delle armi alla cooperazione industriale e accademica, rendono possibile l’aggressione israeliana.
Le autorità sono intervenute per gestire la situazione, mentre il dibattito si accende: tra diritto alla protesta e libertà di movimento, tra urgenza morale e impatto concreto. Resta, sullo sfondo, la domanda sollevata da chi ha bloccato lo svincolo: è ancora tempo di silenzi?
Alma

