Il governatore prepara tre liste personali, stop a Fico. Il Pd cerca l’unità ma la tensione è alta. Centrodestra ancora senza un nome condiviso.
Vincenzo De Luca non correrà per un terzo mandato alla guida della Campania, ma chi pensava a un suo passo indietro si è illuso. Il governatore uscente, ormai fuori gioco per vincoli normativi, si prepara comunque a giocare un ruolo da protagonista nella corsa per Palazzo Santa Lucia, presentando ben tre liste civiche a lui riconducibili e mettendo precisi paletti nella scelta del suo successore. Il messaggio è chiaro: niente giochi romani, niente candidature calate dall’alto. La linea deluchiana parla di unità e continuità, e su questa linea il presidente punta a condizionare la partita.
Un posizionamento che ha già agitato le acque nel campo del centrosinistra, dove cresce l’ipotesi di un nome in quota Movimento 5 Stelle, come quello di Roberto Fico. Nome che, però, non trova il favore dell’attuale governatore, che – stando ai rumors – vedrebbe invece con favore la candidatura del suo vice, Fulvio Bonavitacola, o, in seconda battuta, quella dell’ex ministro Sergio Costa, sempre espressione del M5S ma più gradito a De Luca.
Oggi De Luca ha presieduto una riunione con gli esponenti della sua maggioranza tra cui Mario Casillo del Pd, il presidente del consiglio Gennaro Olivero, l’ex M5S Valeria Ciarambino ora alleata con De Luca, oltre al vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola. Il governatore ha sottolineato che nella campagna elettorale “si parte dal programma di governo della Regione, dal lavoro di 10 anni, accettando ovviamente ulteriori proposte che verranno” e che nella designazione del candidato alla presidenza della Regione come suo possibile successore “si individuerà una figura in grado di reggere e proseguire il programma avviato e che abbia il consenso di tutti”. Parole nette, di fronte a un auditorio di consiglieri regionali che hanno un rilevante peso elettorale e influenza sia sul Pd che sul M5S.
Il Partito Democratico, intanto, cerca una sintesi. Una riunione con i vertici locali è prevista per lunedì, ma senza De Luca. Una mossa che lascia intendere tensioni, ma che ufficialmente non viene letta come una rottura. Anzi, da Roma si predica apertura: “Vincenzo è stato un grande presidente”, ha detto Stefano Bonaccini, augurandosi che non si metta di traverso. Molto meno diplomatico Sandro Ruotolo, che parla senza mezzi termini di “fine del deluchismo” e invoca “una nuova stagione” fondata su discontinuità e partecipazione.
Ma proprio sul crinale tra continuità e discontinuità si gioca la partita campana. De Luca ha fissato i criteri: il candidato dovrà garantire il proseguimento del lavoro fatto e avere il consenso di tutta la coalizione. Anche del M5S, che finora ha sempre fatto opposizione in Consiglio regionale. Una svolta inedita ma realista, in ottica di una alleanza larga per tenere la destra fuori dai giochi.
Intanto, gli altri alleati non stanno a guardare. Da Italia Viva, Maria Elena Boschi rivendica il ruolo dei renziani: “Non mettiamo veti, ma ne abbiamo subiti. Il nostro simbolo ha preso il 7,5% e oggi possiamo crescere ancora”. Chiaro il messaggio: nessuno potrà fare a meno di loro. Voce critica anche quella dell’Alleanza Verdi-Sinistra: “Esclusi dal processo decisionale. Questo metodo non è democratico”, denunciano.
Sul fronte del centrodestra, invece, regna ancora l’incertezza. Nessuna candidatura ufficiale, ma tanti movimenti sotto traccia. Dopo le voci su Matteo Piantedosi, che restano al momento solo ipotesi, si moltiplicano i nomi e gli equilibrismi. La Lega ha già messo in campo 55 comitati per spingere la candidatura di Gianpiero Zinzi, che potrebbero diventare 150 entro la prossima settimana. Forza Italia, però, non ci sta a fare da spettatrice: “FI avrà un suo candidato”, assicura il coordinatore regionale Martusciello. Anche Fratelli d’Italia è in campo, con il sottosegretario Edmondo Cirielli tra i papabili.
Insomma, la Campania si conferma campo di battaglia politico tra tensioni interne, ambizioni personali e alleanze in bilico. E se il centrosinistra dovrà decidere se seguire ancora il solco tracciato da De Luca o cambiare rotta, anche il centrodestra dovrà sciogliere al più presto i nodi interni per presentarsi unito. Una cosa è certa: sarà una lunga estate elettorale.
Red

