Tra gli arrestati anche 4 minorenni, coinvolti in crimini violenti per guadagnarsi il rispetto nel clan
Oggi un’importante operazione ha colpito la criminalità organizzata nell’area Nord di Napoli. I carabinieri del Gruppo Castello di Cisterna hanno arrestato 27 persone legate a due gruppi criminali attivi a Pomigliano d’Arco, coinvolti in sparatorie per il controllo del territorio. Dei 27 arresti, 23 sono finiti in carcere e 4 agli arresti domiciliari. Gli arrestati davano ordini anche dal carcere tramite telefoni.
I reati contestati comprendono associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga, tentato omicidio, rapina, usura, sequestro di persona e altri crimini. Le due organizzazioni erano in conflitto per il controllo delle piazze di spaccio e del mercato della droga, portando a violente ritorsioni.
Tra gli arrestati ci sono anche 4 minorenni, alcuni dei quali affiliati al clan Cipolletta, tra cui uno che si era tatuato il nome del clan. I minorenni erano coinvolti in crimini violenti e si vantavano di questi atti per guadagnarsi il rispetto.
In casa di uno degli arrestati è stato trovato un bambino di 6 anni, che aveva visto il padre scarrellare armi. I clan usavano droni per rifornire di droga i detenuti, e a Pomigliano d’Arco erano avvenuti numerosi episodi violenti, tra cui 12 sparatorie e atti di intimidazione.
In totale, sono stati registrati 14 episodi di estorsioni a danno di imprenditori e 11 rapine commesse anche da minorenni. I carabinieri hanno sottolineato l’urgenza di dare una risposta forte a questi crimini, vista la paura crescente nella comunità.
“Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati 90mila euro, così ci siamo pagati le intercettazioni. Questo per dire che l’uso delle intercettazioni è indispensabile. Con i soldi contanti, orologi e oggetti in oro sequestrati paghiamo le intercettazioni, che non sono un costo ma un guadagno per lo Stato”, ha detto Nicola Gratteri, capo della Procura di Napoli, nel corso di una conferenza stampa sul maxi blitz. L’altro tema toccato da Gratteri ha riguardato “l‘ingresso massiccio di telefonini, senza il coinvolgimento della polizia penitenziaria. L’utilizzo dei telefonini in carcere è un problema che non si riesce a risolvere, fino a quando chi dirige amministrazione penitenziaria non compra un jammer nelle carceri almeno in quello di alta sicurezza per impedire il funzionamento” dei dispositivi elettronici”.
La presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, ha elogiato l’operazione, definendola un duro colpo alla camorra.
Red

