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Napoli, cresce la rabbia dei disoccupati. Venerdi in piazza in difesa del Reddito: “vogliamo un lavoro vero”

Redazione by Redazione
7 Marzo 2023
in Campania, In Primo Piano, Napoli
0

Il movimento chiede un piano straordinario di interventi per l’occupazione stabile

Il movimento dei disoccupati napoletani ha assunto una posizione netta sul lavoro, la sedicente riforma del Reddito di Cittadinanza, il carovita, l’aumento degli affitti, la guerra e l’economia di guerra. Contro le scellerate decisioni politiche del governo di Giorgia Meloni cresce rabbia, determinazione e protagonismo dei senza lavoro. Rabbia e protagonismo che nelle prossime settimane si caratterizzerà nelle piazze e nelle strade delle principali città italiane. Venerdì 10 marzo ore 15 è prevista una possente manifestazione a Napoli, piazza Municipio. Una risposta generale e generalizzata per richiedere un serio piano straordinario per il lavoro

manifesto locandina diffuso dai disoccupati napoletani

Pubblichiamo integralmente una nota del Movimento disoccupati ‘7 Novembre’

Dopo l’approvazione della manovra finanziaria arriva l’attacco al reddito di cittadinanza, sostituito con la Mia (Misura di inclusione attiva) che in Campania taglia a metà la mega platea di percettori tra potenziali lavoratori e famiglie con disabili e minori, mettendo a rischio i primi. Sono circa 118 mila gli ” occupabili” di cui 70mila a Napoli e provincia, persone ritenute abili al lavoro tra i 18 e i 60 anni.

Il governo – mentre continua a finanziare ulteriori risorse per le spese militari – non promuove nulla che assomigli ad un serio piano per la formazione e il lavoro come stiamo rivendicando da anni, troppi anni. Le istituzioni locali si limitano ancora a gestire i programmi GOL per la formazione senza tenere conto delle specificità, delle urgenze sociali e dei lavori socialmente necessari dando ancora fiumi di denaro pubblico ad enti di formazione privati, agenzie private per il lavoro ed aziende che usano la forza lavoro Just in Time a convenienza.

Cambiando la durata del nuovo sostegno ci sarà la divisione in due categorie con quote a scalare: gli occupabili e le famiglie povere non in grado di lavorare.

Per i primi il tetto massimo di sussidio sarà di 375 euro mentre per le seconde l’importo base sarà di 500 euro.

La sedicente riforma, che orientativamente entrerà in vigore da Settembre, prevede una stretta. Le famiglie povere continueranno a ricevere un sussidio, la Misura di inclusione attiva, il cui importo base (per un single) dovrebbe restare di 500 euro al mese, come nel Reddito. C’è invece ancora discussione sulla quota aggiuntiva nel caso in cui il beneficiario debba pagare l’affitto. Il Reddito di cittadinanza prevede fino a 280 euro al mese. Con la nuova Misura questa quota potrebbe essere alleggerita e modulata sulla numerosità del nucleo familiare.

Ma la stretta maggiore colpirà gli occupabili. Qui l’ipotesi che ha più chance è quella che vede l’assegno base ridotto a 375 euro al mese.

Stretta in vista anche sul fronte Isee. Secondo le indiscrezioni il tetto per aver diritto alla nuova Misura di inclusione attiva dovrebbe scendere dagli attuali 9.360 euro percepiti con il Reddito di cittadinanza a un massimo di 7.200 euro.

Un taglio di oltre 2mila euro dell’indicatore della ricchezza familiare che rischia di far fuori una fetta significativa della platea di potenziali beneficiari, probabilmente un terzo.

Per gli occupabili la riforma, oltre ai centri pubblici per l’impiego, coinvolgerà le agenzie private del lavoro altro regalo al lavoro interinale ed al loro sistema marcio che incasserà un incentivo per ogni persona occupabile per la quale riusciranno a ottenere un contratto, anche a termine o part time.

Basterà rifiutare una offerta per fare decadere la prestazione e saranno ritenute congrue anche le offerte di contratti brevi, purché superiori a 30 giorni.

Il governo risparmia togliendo risorse e sostegni ai disoccupati e finanzia la guerra in Ucraina.

Le famiglie con persone occupabili prenderanno di meno, arrivando a un sussidio da fame, 375 euro al mese contro i 500 di adesso. Scende pure il tetto Isee, da 9.360 a 7.200, restringendo la platea di beneficiari.

Rispetto al Reddito ci sono tagli a praticamente tutto.

Il nemico dei padroni sono i proletari non chi paga senza controlli lavoro in nero ed evade le tasse con facilità.

Noi sappiamo bene che quanto sta succedendo è un attacco generalizzato e decennale ai lavoratori ed ai disoccupati, agli strati popolari su cui scaricare i costi della loro crisi e della tendenza alla guerra del loro modo di produzione.

Proprio per questo la risposta non può che essere generale e generalizzata.

Tags: disoccupati 7 novembrereddito di cittadinanza
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🕐 Aggiornato il: 07/03/2023 alle 21:47

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