Secondo il giudice belga Michel Claise, l’ex segretario generale della Cgil di Milano Antonio Panzeri è l’anima della “vasta organizzazione fraudolenta” del Qatargate, i cui “atti criminali” avrebbero avuto una “natura complessa”.
Il parlamentare europeo Andrea Cozzolino è stato sospeso in via cautelativa dalla commissione nazionale di garanzia del Partito Democratico dall’albo degli iscritti e degli elettori del Pd, nonchè da tutti gli organismi del partito fino alla chiusura delle indagini della magistratura belga sul caso di corruzione che ha travolto il Parlamento europeo.
Cozzolino non è indagato ma tra le tre persone sottoposte ad arresto cautelare c’è Francesco Giorgi, che lavorava come suo assistente.
Ieri Cozzolino si era detto “fortemente turbato” dalla vicenda e “profondamente indignato per le vicende giudiziarie che apprendo dalla stampa e che minano fortemente la credibilità delle Istituzioni europee”.
“Personalmente – aveva aggiunto – sono del tutto estraneo alle indagini: non sono indagato, non sono stato interrogato, non ho subito perquisizioni né, tantomeno, sono stati apposti sigilli al mio ufficio. Sono pronto a tutelare la mia storia e la mia onorabilità in ogni sede. Non ho mai incontrato persone vicine ad agenzie o servizi di sicurezza, né tanto meno ho mai perseguito interessi, vantaggi o utilità personali nella mia vita politica”.

Il nome di Cozzolino sarebbe stato fatto da Francesco Giorgi nel corso di uno degli interrogatori a cui è stato sottoposto dal giorno del suo arresto, la settimana scorsa. Giorgi, avrebbe raccontato agli inquirenti di sospettare una vicinanza tra Cozzolino e Panzeri.
Le autorità di Bruxelles hanno parlato in queste ore di un “gruppo molto ampio dedito alla corruzione” tra le istituzioni europee, una dichiarazione che sembra in linea con le indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi sulla stampa greca, dove si parlava del coinvolgimento di circa 60 eurodeputati. Da Bruxelles resta il massimo riserbo, ma sappiamo che il lavoro degli inquirenti si sta concentrando sui flussi di denaro anche grazie ai racconti di Giorgi che, per sua stessa ammissione, sia sarebbe occupato di gestire i contanti legati arrivati da Marocco e Qatar per interferire e condizionare gli affari europei.
Secondo il giudice belga Michel Claise, l’ex segretario generale della Cgil di Milano Antonio Panzeri è l’anima della “vasta organizzazione fraudolenta” del Qatargate, i cui “atti criminali” avrebbero avuto una “natura complessa”.
I servizi di intelligence continuano a scavare nello scandalo sempre più euro-marocchino e la gola profonda potrebbe essere nel ventre stesso del Parlamento europeo, che resta col fiato sospeso preparandosi al peggio. Ma l’ipotesi che – oltre all’ex eurodeputato Pd e poi Articolo 1, all’ex vicepresidente del Pe Eva Kaili e al compagno e portaborse Francesco Giorgi, tutti e tre in carcere – la rete di eurodeputati e funzionari dell’Unione Europea coinvolti nella trama di corruzione che conduce direttamente a Doha e Rabat sia molto più ampia non viene ormai più smentita da nessuno, procura federale inclusa. Tanto che anche la Guardia di Finanza italiana ha deciso di procedere con un esame sommario sui conti di sette italiani, tra i quali Panzeri, rintracciando cifre “consistenti”.

