Il consigliere comunale D’Angelo: “Un’accusa che stupisce perché potrebbe essere rivolta in qualsiasi momento a uno qualunque dei centri sociali esistenti nel paese, che nascono tutti attraverso un’occupazione giuridicamente illegale, recuperando però a un pubblico utilizzo uno spazio abbandonato e lo fanno organizzando eventi autofinanziati”
Bufera giudiziaria sui componenti del gruppo politico che occupa da anni la mensa dell’Università Federico II di Napoli. Gli “antagonisti” sono accusati di accumulare profitti organizzando concerti e vendendo alcolici.
Quattro attivisti di “Mezzocannone Occupato”, collettivo legato a Insurgencia sono indagati per “invasione di edificio pubblico per trarne profitto” “apertura abusiva di un luogo per il pubblico spettacolo” e “disturbo della quiete”. Stando ad alcune indiscrezioni, l’indagine della Procura di Napoli sarebbe stata attivata a seguito di alcune denunce presentate da cittadini residenti nel centro storico e rapporti articolati redatti dalla polizia e dai carabinieri.

Immediata la reazione dei militanti del centro sociale per contestare l’inchiesta.
Organizzata un’assemblea pubblica all’esterno della mensa universitaria occupata per il prossimo 18 giugno per “una giornata di riappropriazione dal basso, di lotta, di musica, di rumore e di luci per contrastare il silenzio e il buio”.
Sull’indagine della Procura è intervenuto il consigliere comunale di Napoli Solidale, Sergio D’Angelo, sostenuto alle ultime elezioni dai collettivi vicini a Insurgencia. “Colpisce il rinvio a giudizio di quattro ragazzi del collettivo con l’accusa di aver occupato la struttura, premeditando l’apertura di un luogo per il pubblico spettacolo abusivo per trarne profitto – sottolinea D’Angelo – Stupisce perché è un’accusa che potrebbe essere rivolta in qualsiasi momento a uno qualunque dei centri sociali esistenti nel paese, che nascono tutti attraverso un’occupazione giuridicamente illegale, recuperando però a un pubblico utilizzo uno spazio abbandonato e lo fanno organizzando eventi autofinanziati”

D’Angelo aggiunge: “Siamo insomma nell’area grigia fra la rigida applicazione della legge e la consuetudine, dove però nel frattempo sono nati in questi decenni famosi gruppi musicali, registi teatrali e cinematografici, scrittori, giornalisti, artisti, attori, fotografi, e dove tantissimi giovani hanno trovato uno spazio per esprimersi, o semplicemente fruire di un’offerta culturale a bassissimo costo, la famigerata offerta libera sopravvissuta agli anni Settanta, a fronte di un investimento pubblico decrescente e deficitario da parte delle istituzioni sulla cultura”.
“Porrei piuttosto una maggiore attenzione alla convivenza con il quartiere, all’accusa di volume troppo elevato, perché se esiste un diritto all’espressione, esiste sicuramente anche quello al riposo, soprattutto negli spazi angusti di un centro storico come quello napoletano con un’altissima densità abitativa che fa per forza di cose della buona convivenza un elemento rilevante – conclude D’Angelo – Parliamone, possibilmente senza schiamazzi”.
CiCre
