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Fano, protesta giovanile rinchiusa in manicomio

Redazione by Redazione
9 Maggio 2021
in Attualità, Notizie correlate
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Indignazioni e sgomento per la vicenda dello studente dissidente che ha subito un Tso e rinchiuso in un reparto psichiatrico. La pagina Facebook del primo cittadino assediata da commenti di proteste

La vicenda dello studente diciottenne ribelle dell’Istituto Olivetti di Fano, nelle Marche, sedato con psicofarmaci e rinchiuso in un reparto psichiatrico a seguito di un Trattamento sanitario obbligatorio ordinato dal sindaco Massimo Seri,  ha suscitato proteste e indignazione soprattutto, sui social media. Qual è l’accusa mossa al ragazzo? Avere sollevato dei dubbi sull’uso della mascherina utilizzando una forma di lotta non violenta: incatenandosi al banco. Quindi preside e insegnanti hanno deciso di chiamare la polizia e il 118 e succede l’incredibile: il ragazzo “sedato” con psicofarmaci al Santa Croce di Fano e trasferito a Pesaro, al reparto psichiatrico dell’ospedale Muraglia.

La vicenda provoca sgomento: un ragazzo che ragiona con la propria testa e contesta delle misure ritenute da più parti inutili, viene addirittura costretto a subire trattamenti psichiatrici. Ma l’occidente non era il regno della libertà?

Il caso ha suscitato prese di posizione in tutta Italia, sia da parte dei cittadini che di personaggi pubblici o associazioni come il telefono Viola oppure come noti giornalisti della Tv quali Nicola Porro di Mediaset che ha commentato in un lungo post il caso. Ieri, un docente del giovane, ha ribadito “che il provvedimento preso ha dell’incredibile. In classe è sempre stato corretto ed educato anche se ostinatamente fermo nelle sue posizioni. Ed un Tso resta per sempre come una macchia”.

La dirigente scolastica e il sindaco di Fano provano a giustificare l’accaduto definendo il ragazzo come “vittima di plagio”. Il sindaco Massimo Seri, comunque, il trattamento sanitario obbligatorio lo ha firmato di suo pugno e, dunque, l’ingresso in psichiatria non può in alcun modo considerarsi volontario.

Una decisione politica duramente contestata. La pagina Facebook del primo cittadino esponente del Partito Socialista, alla guida di una giunta di centro sinistra, è stata assediata da cittadini infuriati.

Eloquenti e significativi alcuni commenti: “Quando un sindaco impone un Tso a uno studente, è la democrazia a essere malata – afferma Alessandra Caldoro, figlia di Antonio Caldoro storico dirigente nazionale socialista e ministro dei trasporti. “Sindaco, ho appena letto che sei del Psi di Nencini, poi mi chiedono perché io, socialista vera, non sto con il psi di Nencini/Maraio.  vergognati, un socialista non avrebbe mai disposto un Tso per uno studente che stava dimostrando il suo dissenso – sottolinea Caldoro –   mio padre, socialista vero, ha fatto tante battaglia per tutelare la libertà, il lavoro, la scuola, i diritti, gli ultimi. Quanti Tso avresti disposto per mio padre?” “Liberate subito Valerio. State diventando esecutori di violenza delle istituzioni. Vergogna” – evidenzia Vania Nadia Franceschini. Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Rebuffo:  “Un Tso per un 18enne sano e senza problemi se non quello di ribellarsi a un’imposizione assurda come la mascherina in classe è un crimine di cui lei si è macchiato. Anche se fa finta di nulla la gente sa tutto, non vorrei essere al suo posto quando incontrerà i genitori del ragazzo. Si dimetta”. Durissimo il commento di Lucia Boldrini: “Buonasera Sindaco, da cittadina e da madre sono allibita per la violenza che avete usato per gestire quella che doveva essere una situazione di dissenso nell’ambito scolastico e sociale. Se volevate insegnare qualcosa a questo ragazzo, lo avete fatto in maniera vile e criminale: con un Tso. Quando userete l’elettroshock?”. E Angela Orru: “Ma si rende conto che ha rovinato un ragazzo di 18 anni? Ma caro signor sindaco a libero pensiero non si risponde con la costrizione, tutto questo sa di imposizione, voi avete fatto capire che comandate. Penso che se fosse stato il figlio di un politico del suo partito tutto questo non sarebbe successo. Le cose si spiegano non si impongono!”

Sulla vicenda è intervenuto anche il Telefono Viola, che da anni si batte contro l’abuso del ricorso al Tso e degli psicofarmaci.

“Oggi, a quarantatré anni dall’abolizione dei manicomi – sostiene la presidente Anna Grazia Stammati – di fronte a questo caso dobbiamo drammaticamente constatare come l’azione di controllo sociale della psichiatria continua a imperversare, arrivando persino a entrare nelle scuole, psichiatrizzando ragazzi che manifestano atteggiamenti non conformi”.

Una gravità inaudita che ad un adolescente venga fatto un Tso a scuola perché organizza una legittima protesta non violenta, manifestazione di pensiero critico. Assurdo criminalizzare un semplice atto di dissidenza. I ragazzi li vogliamo tutti imbambolati, rimbecilliti davanti ad un computer e senza spirito critico? Nessuna evoluzione si realizza senza attrito tra generazioni. Le intemperanze giovanili sono il sintomo di una società viva, occasione di confronto, non vanno sedate o soffocate con la forza. E’ dovere della politica e delle istituzioni approfondire questa vicenda nei minimi dettagli non accontentandosi certo che venga derubricata con la frase frettolosa ‘tanto questo è pazzo’. Perché è inaccettabile. Su questa vicenda occorre fare chiarezza senza esitazioni e approssimazioni.

Ciro Crescentini

Tags: alessandra caldoroFanoMassimo Seritso
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