Scuola, sociologa Saraceno: “Con la didattica a distanza rischiamo di perdere una generazione”

La maggioranza dei presidenti delle regioni e dei sindacati continua a boicottare il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina

La maggioranza dei presidenti delle Regioni e dei sindacati continua a boicottare il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. Lunedì prossimo, 11 gennaio i portoni delle scuole secondarie di secondo grado si apriranno soltanto in Valle d’Aosta, Toscana e Abruzzo. Nelle altre regioni le lezioni si terranno ancora utilizzando ancora la didattica a distanza. La scuola, però, non può trasformarsi in uno schermo. “Con la didattica a distanza si rischia di perdere una generazione” – afferma  la sociologa Chiara SaracenoNon bisogna dare nessuno per perso, ma ci sono i ragazzi  in difficoltà che già prima rischiavano di perdersi. Stanno aumentando le disuguaglianze e si assiste ad un abbandono silenzioso da parte di alcuni studenti“.

Per Chiara Saraceno le disparità sociali esistevano già, ma “quando anche la scuola è fatta in condizioni di disuguaglianza, allora diventa una voragine”.  “La didattica in presenza – spiega la sociologa – è importante anche per i più grandi, non solo per gli studenti delle scuole medie: dei ragazzi delle superiori spesso ci si dimentica. È importante per diversi motivi: la scuola in presenza consente un’interazione migliore, tanto che all’insegnante basta uno sguardo per capire se lo studente è attento, se non capisce o se si è perso nei suoi pensieri. La comunicazione visiva è un aspetto tutt’altro che banale. Non basta sentire, è importante vedere tutti gli alunni. Per gli studenti poi la didattica a distanza, così come è fatta oggi, richiede una capacità di attenzione e di concentrazione molto più alta di quella in presenza. Inoltre, stanca molto di più”.

Un altro fatto da considerare – aggiunge Saraceno – è che non tutti hanno gli strumenti adatti, dal computer alle connessioni. Spesso non si è attrezzati. Siamo andati avanti anni a dire che i giovani sono schiavi del computer e poi li abbiamo piazzati davanti a uno schermo pensando che potessero cavarsela da soli, ma un conto è fare un tik tok, altro conto è saper navigare con competenza distinguendo il vero dal falso”.

Secondo la sociologa “all’inizio della pandemia nessuno era pronto, ma quello che è stato fatto dopo non è stato sufficiente”. “Io sono esterrefatta – afferma – che non si sia fatto niente durante le vacanze estive, per esempio non si sono fatti corsi di recupero. Adesso tutti stanno facendo fatica, studenti e insegnanti” “Deve essere la scuola a doversi organizzare – prosegue Saraceno – creare la figura del

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