Noi infermieri che rischiamo in prima linea

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Non c’è più nulla da esclamare o pensare, se non che il mondo abbia appena fatto un giro. In meno di 15 giorni è cambiato tutto: è cambiata l’agenda setting di tutti i media, è cambiato l’ordine delle priorità individuali e collettive, è cambiato il vento nell’opinione pubblica ed è ineludibile che ci sia un nuovo sentire comune.

I confini e le frontiere che volevamo chiudere impietosamente al nemico immigrato, sono diventate le porte e i cancelli dei nostri appartamenti: il nemico è diventato un virus, si chiama COVID-19, è senza razza e senza soldi, non ammette e non accetta barriere. Il dibattito da “Fuori o dentro l’Europa”, “Fuori o dentro Schengen”, è diventato “Fuori o dentro casa”.

I centri commerciali, quelle cattedrali nel deserto che hanno annientato la piccola distribuzione un po’ ovunque, sono vuoti: la spesa al massimo la ordini su Whatsapp, mentre fai shopping su Amazon e Ebay.

Windows, quella finestra sul mondo che con Internet negli anni ’90 doveva aprirci al villaggio globale, è diventata la prigione da cui compulsivamente spiamo e scrutiamo il mondo, attraverso i social network, aspettando che tutto passi. In tutto ciò, in uno scenario pseudo – apocalittico, ci siamo noi Infermieri Italiani, improvvisamente e inaspettatamente scagliati come soldati su un fronte, quello sanitario, che negli ultimi decenni è stato saccheggiato, depauperato e definanziato di diverse decine di miliardi di euro: tranquilli, cari Governi che vi siete succeduti negli ultimi 20/30 anni, tanto IL CONTO ORA LO PAGHIAMO NOI.

Lo paghiamo noi rischiando in prima linea, in termini di salute e di vite: in Italia circa il 10% di tutti i covid + sono operatori sanitari, già questo dato è di una chiarezza e di un’ infamità unica. Lo paghiamo noi in termini di carenze tecniche e organizzative: siamo senza DPI, senza posti letto di Terapia Intensiva e senza ventilatori meccanici, il nostro nemico è come un onda anomala, uno tsunami, e a noi viene chiesto di arginarlo a mani nude.

Ogni mattina, ogni sacrosanto giorno, “DOVE TUTTI FUGGONO, NOI ANDIAMO”: lo slogan dei vigili del fuoco credo si confaccia molto alla nostra causa in questo momento; 343 furono i firemen, i vigili del fuoco americani, che persero la vita in seguito al vile attentato terroristico alle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001; da quel giorno, quasi vent’anni or sono, è cambiata molto la percezione dell’opinione pubblica verso questo Corpo così coraggioso, è cambiato il senso comune verso dei professionisti che si può dire qualsivoglia, ma accorrono sempre, nei luoghi da cui tutti scappano.

Il nostro auspicio deve essere che quando questa crudele pandemia sarà finita, questa triste pagina della nostra storia professionale dovrà essere ricordata come “il nostro 11 settembre 2001” : quando finalmente arriveranno dei riconoscimenti e non più solo riconoscenza, quando orgoglio e dignità professionale prevarranno su frustrazioni di varia natura e disfattismo, quando verremo visti con simpatia e ammirazione a prescindere, e non “anche se…”ma “nonostante che…”; saremo apprezzati finalmente per ciò che siamo, e cioè la spina dorsale di un sistema a tratti scoliotico o con qualche frattura, ma che rimane sempre tra i migliori servizi sanitari del mondo, con dei professionisti che non hanno nulla da invidiare ad alcun paese e ad alcuna categoria. Ad oggi solo i morti hanno visto la fine di questa terribile guerra. Per chi rimane, non ci resta che sperare che finisca presto questo 11 settembre.

Alessandro Serrano Infermiere Istituto Nazionale Tumori di Napoli
Dirigente Sindacale Nursind Pascale

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