Indagini in corso, dubbi su controlli e norme antinfortunistiche
Un operaio perde la vita in un cantiere nel cuore di Napoli e si riaccende il dibattito sulla sicurezza sul lavoro. La Procura ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause della morte di Ciro Mennella, 46 anni, originario di San Gennaro Vesuviano, trovato senza vita ai piedi di una scala all’interno della gioielleria Monetti, in via dei Mille, dove erano in corso lavori di ristrutturazione. Gli investigatori stanno verificando la regolarità del contratto e il rispetto delle norme antinfortunistiche, mentre l’autopsia dovrà stabilire se si sia trattato di un malore improvviso o di una caduta. Il locale è stato posto sotto sequestro e, secondo i colleghi, l’uomo non aveva mai manifestato problemi di salute. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e la polizia, ma ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile.
È l’ennesimo episodio che riporta al centro una questione irrisolta: quanto sono realmente sicuri i cantieri, soprattutto quelli di ristrutturazione, spesso più piccoli, diffusi e difficili da controllare? È proprio in questi contesti che il rischio tende ad aumentare, tra lavori urgenti, spazi ridotti e, talvolta, una gestione meno rigorosa delle procedure. Per questo torna con forza la richiesta di ispezioni a tappeto, immediate, già nelle fasi iniziali di apertura dei cantieri. Controlli sistematici e non episodici, capaci di prevenire prima ancora che reprimere. Non basta intervenire dopo una tragedia: la sicurezza deve diventare una presenza costante, visibile, inevitabile per chi opera nel settore.
Eppure, a rendere ancora più delicato il quadro, pesa il recente scandalo che ha coinvolto l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Napoli e Salerno. L’inchiesta che ha portato all’interdizione del direttore Giuseppe Cantisano, accusato di corruzione e coinvolto – secondo la Direzione Distrettuale Antimafia – in un sistema di favori illeciti e false assunzioni legate anche all’immigrazione clandestina, getta un’ombra profonda proprio sull’organo deputato ai controlli.
Un elemento che inevitabilmente alimenta imbarazzo e sfiducia. Perché mentre si invocano verifiche più stringenti e una presenza più incisiva dello Stato nei cantieri, emerge il sospetto che proprio chi doveva vigilare possa aver tradito quel ruolo.
La morte di Ciro Mennella, allora, non è solo una tragedia individuale, ma diventa il simbolo di una contraddizione più ampia. Da un lato la necessità urgente di rafforzare le tutele, dall’altro un sistema di controlli che deve ritrovare credibilità e autorevolezza.
Nel frattempo, i sindacati rilasciano le solite dichiarazioni e chiedono interventi straordinari, mentre le istituzioni locali parlano apertamente di una sconfitta collettiva. Ma al di là delle parole, resta una domanda che continua a imporsi: quante altre vite dovranno essere spezzate prima che la sicurezza sul lavoro diventi davvero una priorità assoluta e non solo retorica?
Ciro Crescentini

