Costi energetici alle stelle e rischio recessione
Il dibattito sul possibile ritorno al gas russo torna al centro della scena economica e politica italiana. A rilanciarlo è il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che invita a non escludere alcuna opzione pur di sostenere il tessuto produttivo europeo. Un’apertura che si inserisce nel solco delle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, favorevole a una riflessione sulla sospensione dello stop alle importazioni da Mosca.
Per Orsini, la questione non può essere affrontata in modo ideologico: l’obiettivo prioritario resta garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese. Intervenendo a Genova durante un convegno sull’economia del mare, il leader degli industriali ribadisce che «bisogna fare tutto il possibile per salvaguardare le imprese», sottolineando come, di fatto, il gas russo continui già a entrare in Europa attraverso canali indiretti, come i mercati di scambio nei Paesi Bassi.
L’instabilità internazionale, in particolare nell’area del Golfo, rappresenta un ulteriore fattore di rischio. Senza un rapido avvio di negoziati e una riduzione delle tensioni, secondo Orsini lo scenario di una recessione diventa sempre più probabile: «se continuiamo con il conflitto e con questa instabilità entreremo in recessione». Da qui la necessità di una riflessione complessiva sulle strategie energetiche europee.
Sul tema, però, il fronte politico appare diviso. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, mantiene una linea prudente e coerente con le posizioni della Commissione europea, spiegando: «continuo a sperare che quando il problema dovesse porsi noi saremo riusciti a raggiungere la pace in Ucraina». Più deciso il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, che sollecita interventi immediati: «bisogna mettere in sicurezza l’Italia già ora per allora».
Nel frattempo, i numeri evidenziano la portata del problema. Prima della guerra tra Russia e Ucraina, il prezzo dell’energia si aggirava intorno ai 28 euro per megawattora; oggi ha raggiunto circa i 160 euro. Un aumento che, secondo Orsini, penalizza fortemente le imprese italiane: «oggi abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare la nostra impresa, perché è fuori dalla competizione globale».
Le difficoltà si estendono anche alla logistica e alla disponibilità di beni, con ripercussioni già visibili in alcune aree del Paese e nel settore dei trasporti. In un contesto così incerto, fare impresa diventa sempre più complesso: «così fare impresa è veramente complicato». Il presidente di Confindustria critica inoltre la lentezza dell’Europa nell’adottare misure efficaci: «mi meraviglio che l’Europa non abbia pronte misure e si parli ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico».
A preoccupare è anche l’andamento del cambio euro-dollaro, che continua a incidere negativamente sulla competitività europea: «questa miopia mi spaventa», osserva Orsini, suggerendo la necessità di un ripensamento più ampio anche a livello di governance europea.
Infine, il nodo centrale resta quello dell’incertezza. Le imprese hanno bisogno di stabilità e mercati aperti per investire: «l’incertezza fa sì che gli investimenti non vengano messi a terra». Aree strategiche come il Golfo, fondamentali per l’interscambio italiano, rischiano di diventare meno accessibili, mentre anche il mercato statunitense resta in attesa di chiarimenti normativi. In questo scenario, strumenti come l’iper ammortamento vengono indicati come leve decisive: «credo sia una via per dare un overboost al Paese, i nostri imprenditori se lo stanno aspettando».
Alessandro Manna

