Covid, basta paternalismo. La politica torni protagonista

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Poteva andare tutto bene eppure non è stato così, anzi la seconda ondata ci ha travolto, nonostante le raccomandazioni dei virologi al Governo di non calare l’attenzione.

Dalla fase 2 vi è stata una complice colpevolezza fra popolo e istituzioni, il primo composto dalla sconforto e dalla mancanza di fiducia verso i secondi.

I no mask hanno invaso le piazze all’urlo “non ce ne covviddì”, i secondi hanno dapprima detto di seguire gli esperti, per poi fregarsene altamente, cavalcando il consenso del ripartire.

E’ la debacle politica, ridotta a mero algoritmo, perché non cerca risposte concrete e reali, bensì solo risposte del consenso per il consenso.

Saviano l’ha chiamata egemonia del superficiale, ovvero la banalizzazione della complessità attraverso risposte irrazionali ma proprio per questo accettate da chi non riesce a spiegarsi il perché delle cose.

La politica non ha tempo per spiegare il perché, ha il dovere di fornire soluzioni e di non sprecare quel poco tempo che ha in post e dirette Facebook, ma usarlo per risolvere, ascoltare calandosi nel concreto.

Da marzo ad oggi la cassa integrazione è in ritardo, siamo arrivati alla vigilia della seconda ondata senza un piano socio economico efficiente, abbiamo ritenuto opportuno dispensare bonus anziché protezione gli ospedali attraverso il MES o di aumentare i posti di specializzazione in medicina, assumendo gli infermieri e avviando la riforma del fisco che ci avrebbe concesso il recupero dei fondi sommersi e di aiutare il settore turistico ora in mano alle mafie.

La politica è chiamata a governare i fenomeni, soprattutto quelli eccezionali, la cui prevedibilità la conoscevamo bene.

Non possiamo permetterci di abbandonare i cittadini a loro stessi attraverso paternali e lettere di babbo natale.

Il Governo ha il dovere di raddrizzare la nave, perché l’iceberg di una pandemia sociale è più vicino che mai e il tempo scarseggia.

Dobbiamo investire nei settori più in crisi, avviando quelle sfide epocali che servono per svoltare.

E’ un cambiamento d’epoca dove possiamo cogliere le soluzioni attraverso il Recovery Fund, avviando un processo di riforme strutturali come ad esempio un nuovo piano per il lavoro giovanile, un nuovo piano case per garantire un tetto a chi non lo ha, la riforma del fisco con patrimoniale e revisione del reddito di cittadinanza, con un sistema progressivo che abbatte le disuguaglianze.

Bisogna rimettere al centro le priorità, quelle che la sinistra ha per anni dimenticati, preferendo i lanciafiamme e i tweet alle risposte concrete.

Occorre ora una nuova pax a sinistra, per cooperare nel lancio di una svolta.

Il tempo è scaduto, il timer dice zero, è ora di agire e rimettere la nave in rotta e per farlo serve una sinistra radicale, coesa, progressista e identitaria.   

Francesco Miragliuolo

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