Napoli è perduta. L’Italia lo strilla, e ci sta. Ma ne siamo convinti?

Il costante copione mediatico sulla città non concede appelli. Ma chi vive la realtà sa che c’è lo spazio per una dicotomia tra bene e male, ignorata dai massmedia. Ma la vera sconfitta è non saperla trasmettere

Non c’è niente da fare. Perfino per Palermo 30 anni fa si parlò di “Primavera palermitana”, con la stagione del pool antimafia e del sindaco Leoluca Orlando. Quando “la gente faceva il tifo per noi” diceva Giovanni Falcone. Ma per Napoli no. Napoli è perduta. E non c’è appello. Eppure molti di voi possono testimoniare che esistono le controspinte. Non è in fondo sincera la narrazione di una sconfitta senza ritorno. C’è ancora spazio per una lotta tra bene e male. Volontari anticamorra, parroci di frontiera, insegnanti coscienziosi. E i ragazzi, con la visione chiara di quale sia la parte giusta dove stare. Molto più degli adulti. E molto più che nel nostro remoto passato. Eppure Napoli è buona solo per un copione da Gomorra. Un plot che racconta la spietata verità ed è necessario. Ma che non può monopolizzare la versione su questa città. E allora la colpa è di chi non riesce a trasmettere il volto complesso di una realtà ambivalente. Anzitutto di una stampa infima e codarda, con poche eccezioni. E naturalmente dei politici, profittatori per definizione. Perché è molto comodo strillare e puntare il dito, per pulirsi la coscienza. E infine di noi cittadini, ormai disillusi. Bisogna riflettere invece. Ci sono alcuni napoletani, e non sono pochi, che meritano un’altra occasione. Prima di seppellirci, ma stavolta davvero.

Gianmaria Roberti

(Foto Der Spiegel)

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