Il padre costituente nel 1950: “Un partito al potere che volesse instaurare una larvata dittatura non dovrebbe che trascurare l’istruzione pubblica, che è imparziale, e favorire quella privata”


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opo l’approvazione avvenuta durante il Cdm di giovedì 12, il ddl su la “Buona Scuola” renziana è pronta per iniziare il suo iter legislativo. Le novità annunciate: oltre al Piano di assunzioni previsto per i 100 mila professori entro il 2016; scatti per anzianità con tanto di bonus merito di 200 mln; i 500 euro per la carta del prof.; la nuova figura di Presidi in toto al comando; il “mai più classi pollaio”; il potenziamento di materie quali inglese e storia dell’arte; la possibilità agli studenti liceali e di istituti professionali di poter alternare agli studi ore di tirocinio presso aziende convenzionate; i 40 mln per controllare controsoffittature; si trova la non plus ultra figura del fisco “amico” in vista di detrazioni fiscali (il conteggio della detrazione va dalla scuola d’infanzia fino alla scuola media) per chi iscriverà i propri figli alle paritarie. Presente anche il 5 per mille destinabile alle scuole e lo “school bonus” che permetterà di fare donazioni alle scuole per la costruzione e manutenzione degli edifici. La situazione attuale è ben chiara agli occhi di tutti. Per il ruolo sia della scuola pubblica che di quella privata, oggi “paritaria”. Il centro-sinistra renziano porta a compimento la triste predizione di Piero Calamandrei, uno dei quelli chiamati “padri costituenti”, datata 11 febbraio 1950. In quel discorso, in occasione del III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale, Calamandrei parlava di una scuola come organo “costituzionale”, ossia ricoprente un ruolo fondamentale all’interno di quel complesso di organi che formano la stessa Costituzione: “Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi […]Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue”. La funzione di creare “sangue”, linfa vitale per la vita e crescita di uno Stato definito “democratico”. Uno Stato che si interessi in toto alla formazione di una classe dirigente. Intensa non in senso lato-borghese del termine, ma nel seno più ampio e democratico possibile: a formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità”. Erano gli anni ’50 e il privato iniziava a mettere le sue “mani sulla città”.

Per Calamandrei le scuole private avevano l’unico compito di alimentare una competizione a migliorarsi per quelle pubbliche. “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada […]Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private […]Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole” E magari si danno dei premi […]si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private”. Il pericolo al centro della sua attenzione era il “disfacimento morale della scuola”. L’’art.34 sostiene che: “La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Ed ecco bello e pronto il diritto all’istruzione di questo centro-sinistra. La buona scuola.

Vincenzo Perfetti

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