Bambino inventa la parola “petaloso” e l’Accademia della Crusca gli risponde

Ci credereste che nelle ultime 24 ore i media sono stati dominati da questa parola? Sì, ci dovete credere

Ci credereste che nelle ultime 24 ore i media sono stati dominati dalla parola petaloso? Sì, ci dovete credere, perché è così. La storia è presto detta.  Matteo è un bambino della terza elementare di Copparo, in provincia di Ferrara. Ad un compito in classe, che formula la domanda “Come  definiresti un fiore?”, risponde “Petaloso”. Ora, chiunque abbia una minima cognizione dell’italiano capisce che la parola è inesistente. E potrebbe essere partorita solo dalla creatività di un bambino. La cosa dovrebbe quindi finire qui. Magari con un piccolo scappellotto a Matteo, visto che la risposta è sbagliata. Invece no. Perché la maestra, colpita dall’originalità del termine, lo invia all’Accademia della Crusca. Sì, proprio la massima istituzione per la salvaguardia (e meno male) della lingua italiana. Che fanno gli occhiuti custodi della lingua di Dante, cestinano la lettera della maestra, perché impegnati a difendere l’italiano dalle contaminazioni-bimbominkia dei nativi digitali? Nemmeno per sogno. Le cronache invece riportano la replica dell’Accademia con una lettera. “Caro Matteo – scrive l’Accademia – la parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano come sono usate parole nello stesso modo. La tua parola è bella e chiara, ma come fa una nuova parola a entrare nel vocabolario? Una parola entra nel vocabolario se tante persone la usano e la capiscono”. E via con un lungo preambolo per negare l’ok su “petaloso” a Matteo. A cui peraltro mai sarebbe passato per la testa di scrivere ad un’istituzione di cui ignora l’esistenza. La cosa, quindi, finisce così? E no. Perché la vicenda viene diffusa sui social dalla maestra. E qui iniziano i guai. Perché arriva, manco a dirlo, all’orecchio di un altro Matteo. Molto meno innocuo. “Grazie al piccolo Matteo –  twitta il Matteo grande, inquilino di Palazzo Chigi -, grazie Accademia Crusca, una storia bella, una parola nuova”. E vai a spiegare a Renzi che no, la parola non è entrata in nessun vocabolario perché proprio non si può. Sarebbe più facile fargli imbroccare una poesia di Borges. Ma il crescendo ci regala l’onnipresente “mobilitazione del web”, con la creazione dell’hashtag #petaloso, tra i trend topic di oggi. Insomma, non si parla d’altro. A compendio della giornata, ci permettiamo di associare un’altra richiesta di mobilitazione, per far approvare dall’Accademia della Crusca un termine peraltro già accolto nel moderno wikizionario. Una parola usata “in alcune regioni di Italia (es: Lazio), per manifestare un disinteresse o stupore”. Qual è? Sti cazzi…
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