Fascicolo tecnico per ogni fabbricato, ricerca sui fluidi sotterranei e cabina di regia permanente: la proposta dopo il sisma di magnitudo 4,7
Dopo il terremoto di magnitudo 4,7 del 31 luglio 2026, ai Campi Flegrei non basta più intervenire quando l’emergenza è già esplosa. È questa la posizione dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Napoli e provincia, che propone un cambio di paradigma: trasformare il territorio flegreo in un grande laboratorio permanente di prevenzione, ricerca e sicurezza.
Il piano immaginato dagli architetti punta su due direttrici parallele. Da una parte, un programma di conoscenza e messa in sicurezza degli edifici, dall’altra un rafforzamento della ricerca sui meccanismi che alimentano il bradisismo e la sismicità dell’area. Governo, Regione Campania, Comuni, Protezione Civile, Ingv, università, centri di ricerca e professionisti dovrebbero lavorare all’interno di una strategia coordinata.
Dallo studio del sottosuolo alla gestione delle acque
Particolare attenzione viene riservata alle ipotesi scientifiche che mettono in relazione il sollevamento del suolo e una parte dell’attività sismica con la pressione dei fluidi presenti nel sistema geotermico. L’Ordine propone di approfondire, attraverso studi e sperimentazioni controllate, possibili interventi sulla circolazione delle acque: dalla regimentazione delle precipitazioni al recupero delle antiche canalizzazioni, fino al monitoraggio delle infiltrazioni e delle falde.
Tra le possibilità da verificare viene indicata anche quella di una riduzione controllata della pressione dei fluidi mediante pozzi progettati specificamente. «Non chiediamo interventi improvvisati nel sottosuolo né presentiamo come certa una soluzione ancora da verificare. Chiediamo che un’ipotesi scientifica così importante sia sottoposta a un programma pubblico di studio e sperimentazione controllata», sottolinea l’Ordine.
Un’anagrafe per ogni edificio
Sul fronte edilizio, la proposta è altrettanto ambiziosa. Ogni fabbricato dovrebbe essere analizzato e dotato di un vero e proprio fascicolo tecnico, con informazioni sulla struttura, sulle trasformazioni subite, sulle criticità e sulle opere necessarie.
È la cosiddetta “vaccinazione edilizia”: prevenire anziché attendere il danno, individuando in anticipo le vulnerabilità e programmando interventi di riparazione, miglioramento o adeguamento sismico. Un metodo che dovrebbe riguardare anche gli immobili che oggi non mostrano lesioni evidenti.
Gli architetti rivendicano in questo percorso una funzione centrale grazie alla conoscenza del patrimonio urbano, storico e paesaggistico locale. Una competenza che dovrà però integrarsi con quella di ingegneri, geologi, geofisici, restauratori e altri specialisti.
Una legge speciale per i Campi Flegrei
Per trasformare la proposta in un programma concreto, l’Ordine chiede una legge speciale, finanziamenti pluriennali e una cabina di regia stabile. L’obiettivo è evitare che le risorse siano destinate esclusivamente agli edifici già colpiti, investendo invece sulla prevenzione dell’intero patrimonio. «Pozzuoli non può essere lasciata sola. Non possiamo permettere che la paura produca spopolamento, abbandono degli edifici, chiusura delle attività e perdita di uno dei territori di maggiore valore storico, culturale e paesaggistico del Paese», è l’appello dell’Ordine.
La sfida è dunque anche sociale: impedire che paura, danni e incertezza alimentino lo svuotamento del territorio. I Campi Flegrei, da area costretta continuamente a gestire l’emergenza, potrebbero così diventare un modello internazionale di prevenzione, ricerca applicata e sicurezza territoriale.
Ciro Crescentini
