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Spaccanapoli Times, Cappuccio strappa l’applauso del San Ferdinando

Redazione by Redazione
6 Novembre 2015
in Musica e Spettacoli
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In scena il testo inedito con il quale il regista debutta anche in veste di attore

NAPOLI – “Spaccanapoli Times”, testo inedito scritto e diretto da Ruggero Cappuccio, con il quale il regista debutta in teatro anche in veste di attore, ha aperto ufficialmente la Stagione del San Ferdinando e ha uguagliato il successo di pubblico e di applausi ottenuto da “In memoria di una signora amica” che ha inaugurato la Stagione del Mercadante. Lo Stabile cittadino nella nuova veste di Teatro Nazionale non poteva avere un esordio migliore. Sulla scena con Cappuccio (Giuseppe Acquaviva) ci sono Giovanni Esposito (Romualdo Acquaviva), Gea Martire (Gabriella Acquaviva), Marina Sorrenti (Gennara Acquaviva), Giulio Cancelli (Norberto Boito) e Ciro Damiano (Dott.Lorenzi). La pièce parla dei fratelli Acquaviva, quattro individui che fanno fatica a vivere questo mondo. “La vita come la vogliono gli altri ci affatica” e ancora “noi siamo intellligenti, ma siamo pazzi”. Il primogenito Giuseppe è uno scrittore che detta le sue opere al telefono a un suo amico critico, Giosuè, personaggio misterioso che non appare mai, al quale dice, quasi pregandolo: “Ti detto queste mie al telefono e ti prego di pubblicarle solo dopo la mia morte e, possibilmente, anonime”. E’ un artista che crede nell’impersonalità dell’arte. Non crede nella discesa in campo del narcisismo, dell’io, e convoca i suoi fratelli in una casa di piazza San Domenico Maggiore, che appartenne alla loro famiglia e nella quale non vivono più, e dice loro che deve comunicare una cosa ma che gliela dirà al momento opportuno. L’appartamento è all’ultimo piano e gli ambienti sono abbandonati da tempo. Gli unici oggetti che si impongono alla vista sono le migliaia di bottiglie d’acqua che ricoprono i muri dei saloni a tutt’altezza. Giuseppe vive tra il binario numero 8 e il numero 9 della stazione di piazza Garibaldi, le sue sorelle e il fratello vivono in luoghi non bene identificati. Romualdo fa il pittore, ma quando sta per terminare le sue opere le distrugge. Gabriella ha innamoramenti ispirati dalla sua singolare pazzia sentimentale., Gennara ha una surreale visionarietà per il mondo dello spirito. In attesa che Giuseppe sveli il “segreto”, si aprono mondi polifonici nei quali i fratelli si confrontano, litigano, ridono, immaginano si immalinconiscono dando spazio a momenti di comicità volontaria ma anche spontanea che rappresenta il tratto della grande tradizione del teatro di Napoli che ci insegna che non c’è separazione tra malinconia e sorriso. E’ anche una “indagine” sul senso dell’esilio, come ha spiegato l’autore in conferenza stampa. Per Cappuccio si può essere esiliati in due modi: geograficamente oppure con una sorta di isolamento proprio dove si vive perché si vuole un’esistenza quotidiana che non è possibile avere. Oggi le persone sono controllate facendo passare per democrazia un modo di governare che finisce con il determinare una deportazione di massa dei “cervelli” che causa la cosiddetta “malattia mentale”.

La lingua usata dall’autore, come egli stesso ha detto, non è shakespeariana nè napoletana, ma è quella che “racconta le contratture, le lussazioni, le fratture della lingua napoletana”. C’è anche il siciliano parlato da Gennara, dialetto essenziale e caratterizzato dalla “sottrazione” in contrapposizione al napoletano dall’ l’espressione “grassa” linguistica, modulato sul l’accumulo, sull’elencazione, sull'”addizione”. Maiuscola l’interpretazione degli attori. Si segnala, in particolare, nel secondo atto la scena in cui Romualdo (Giovanni Esposito) “fa le prove” per come chiedere alla loro altezzosa vicina di casa una cafettiera in prestito e quella della “visita” del dott.Lorenzi, prodromo dell’epilogo. Massima comicità e risate a crepapelle nella prima, toni pacati e contenuti che offrono interessanti spunti di riflessione sul disagio esistenziale nella seconda.

I costumi sono di Carlo Poggioli, letture sonore di Marco Betta da “La forza del destino” di Giuseppe Verdi, le scene sono di Nicola Rubertelli, aiuto regia e progetto luci Nadia Baldi, la produzione è del Teatro Stabile di Napoli. Lo spettacolo è in scena fino al 22 novembre.

Mimmo Sica

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