I legali della moglie chiederanno al pm se poteva evitarsi il decesso intervenendo due o tre giorni prima della crisi fatale

ROMA – Pino Daniele è morto “per decadimento della funzione cardiaca”, e non si può affermare con certezza che si sarebbe salvato se fosse stato portato nel più vicino ospedale di Orbetello invece che al Sant’Eugenio di Roma. Lo hanno affermato nei giorni scorsi i medici legali incaricati dalla procura di Roma di stilare una perizia sul decesso del cantautore. Adesso però i legali della moglie Fabiola Sciabarrasi, gli avvocati Marco Mastracci e Pasqualino Silvestre, proporranno istanza al pm per appurare se intervenendo due o tre giorni prima della crisi fatale, Pino Daniele avrebbe avuto “un’alta probabilità di salvarsi”, magari sottoponendosi ad una visita medica. All’istanza verrà allegata un’integrazione di perizia del medico legale di parte Luisa Regimenti.

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