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In memoria di una signora amica, applausi a Saponaro che porta in scena Patroni Griffi

Redazione by Redazione
29 Ottobre 2015
in Musica e Spettacoli
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La commedia al Mercadante fino al 15 novembre

NAPOLI – Applausi calorosi, prolungati e meritati per “In memoria di una signora amica”, di Giuseppe Patroni Griffi, diretto da Francesco Saponaro, che ne ha curato anche l’adattamento, andato in scena al Mercadante con repliche fino al 15 novembre. Si apre, quindi, con un successo la prima stagione dello Stabile nella veste di Teatro Nazionale. La commedia, che è una delle prime, delle più belle e delle meno frequentate scritte dal grande maestro dell’ultimo Novecento, si svolge in quattro quadri, quattro serate dal 1945 al 1950, in una geografia che oppone Napoli a Roma. Le quattro serate sono il racconto di un conflitto generazionale, tra la necessità di partire e la consapevolezza del restare, tra il passato nostalgico delle madri e il futuro incerto di figli carichi di ideali, giovani irrisolti che si dibattono nel tentativo di dare un senso alla fuga da una città-rifugio.

Saponaro ha adattato il testo con tagli che non inficiano lo snodo emotivo e sentimentale. Lo ha pulito da nozioni riferite alla cronaca, dai marcatori temporali come lui stesso li ha definiti, che in alcuni momenti, rispetto a una lettura contemporaneoa del testo, «rischiavano di appesantire e fare diventare troppo letterario il percorso emotivo dei personaggi». Il riferimento che fa il regista riguarda certamente la condizione politica economica dell’epoca dell’immediato dopoguerra che emergeva dalla lettura dei giornali soprattutto da parte di Mariella Bagnoli. E’ rimasta intatta, invece, l’atmosfera di degrado e di macerie, a volte anche scabrosa, come è evidente nel primo atto in cui la casa borghese di Chiaia, apparentemente pervasa da un nostalgico “perbenismo”, viene usata come postribolo e luogo dove si gioca il poker d’azzardo. Questa drammatica realtà è scandita dalle note della Quinta Sinfonia di Dmitrij Šostakovič che risulta, poi, una sollecitazione emotiva a tutta la struttura generale del lavoro di Patroni Griffi. Inizia con un primo movimento, con le prime misure che hanno a che fare con un senso tenebroso di una catastrofe e poi si sviluppa nei quattro movimenti, affrontando tantissime alte emozioni e temperature e passa dalle tenebre dei disastri della guerra al senso del ridicolo trattato con toni grotteschi e umoristici. Di forte impatto è la critica feroce da parte di Roberto, il figlio di Mariella Bagnoli, che biasima sua madre come una che si dedica al mercimonio. La giustificazione della madre e delle amiche è che non c’è scelta: in un contesto come quello non si può che patteggiare perchè ci sono delle leggi economiche che occorre rispettare. “Sembra che in questa dimensione postebellica di Napoli- aveva detto Saponaro in conferenza stampa- ci sia ancora una volta, rispetto a un testo che ha l’importanza di un classico, una metafora: come diceva lo stesso Eduardo De Filippo in “Napoli milionaria” adda passa a nuttata. Ma la nottata non è ancora passata e, quindi, rispetto alla lettura del testo, “In memoria di una signora amica” sembra che cominci proprio dove finisce il lavoro eduardiano e arrivi alle derive ancora più palpitanti e vibranti della poesia di Enzo Moscato”. Questo sottolinea quanto la figura di Patroni Griffi, e questo testo che manca da molti anni dalle scene italiane, ha una funzione strategica perchè lega insieme una grande esperienza drammaturgica che va Eduardo, passando per il cinema di Francesco Rosi, fino agli autori contemporanei. C’è anche lo sguardo ironico e umoristico sulle pulsioni umane di Anton Checov nel lavoro del drammaturgo napoletano. Si pensi al poker fatto dalle signore nel primo atto oppure, in maniera più evidente nel terzo atto, alla conversazione dotta ed elegante fatta sugli equivoci e sui dispetti interni di queste amiche che però non possono fare a meno l’una dell’altra. Un’ultima considerazione. Saponaro ha una forte passione per le tecniche cinematografiche e ritiene che si possano restituire certi loro aspetti attraverso il movimento degli attori . Per questo il suo spettacolo tecnicamente è in “piano sequenza”, non ha tratti di interruzione e un’atmosfera dissolve nell’altra. “Questo si evidenzia in modo particolare- ha affermato- quando il maestro dice fujtevenne, fujtevenne, fujtevenne, dove Eduardo Scarpetta, erede di una grande generazione, venendo avanti e andando verso il proscenio, focalizza un suo primo piano. Si va cioè da un campo lungo a un primo piano”. Maiuscola l’interpretazione degli attori Mascia Musy nel ruolo della protagonista Mariella Bagnoli, Fulvia Carotenuto (Gennara), Imma Villa (Urania e prostituta), Antonella Stefanucci (Margherita e prostituta), Valentina Curatoli (Antonia e prostituta), Edoardo Sorgente (Roberto, figlio di Mariella), Eduardo Scarpetta (Alfredo, amico di Roberto e Pascariello), Tonino Taiuti (Il maestro, marito di Gennara), Clio Cipolletta (Pupatella la cameriera e prostituta), Carmine Borrino (Michele, amante di Gennara), Giorgia Coco (Olga, ragazza di Roberto), Giovanni Merano (Un soldato americano), Anna Verde (Ester, moglie di Roberto).

Le scene e i costumi sono di Lino Fiorito; le luci di Cesare Accetta; le musiche originali sono composte ed eseguite dal vivo al pianoforte da Mariano Bellopede. Assistente costumista Anna Verde, aiuto regia Peppe Bisogno. Lo spettacolo è una produzione del Teatro Stabile di Napoli.

Mimmo Sica

(Foto Marco Ghidelli)

 

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🕐 Aggiornato il: 29/10/2015 alle 16:59

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