Goldrake in versione melodica? La cantiamo da oltre 10 anni grazie ad Alessio Caraturo

Tocchiamo un tasto sgradevole, quello che riguarda l’esibizione degli Zero Assoluto a Sanremo. Che nella serata delle cover hanno portato un pezzo che non suonava affatto nuovo

Sfumati i vapori del Festi-Uall, e chi mi legge sa quanto la cinque giorni canora mi abbia avvinto, riciccio l’argomento per un’ultima volta –giuro!- almeno fino al prossimo febbraio. E torno a toccare un tasto sgradevole, quello che riguarda l’esibizione degli Zero Assoluto. Sgradevoli appunto, e pure furbetti.

Che nella serata delle cover Orazio&Clarabella hanno portato un pezzo che ai ragazzi (?) della mia generazione, ragazzi che vivono alla mia stessa latitudine attingendo a larghe mani nella cultura pop, non suonava affatto nuovo.

 

A scegliere di mettere in chiave melodica Goldrake, infatti, è per la prima volta, una buona manciata di anni fa, il cantautore napoletano Alessio Caraturo cui gli Zero Assoluto mostrano di ispirarsi fortemente, pur senza ricordarsi di dirlo al pubblico in sala o a casa.

Certo, quando si parla di arrangiamenti tecnicamente il plagio non esiste, ma esiste il garbo, la correttezza, il non arrogarsi meriti non propri.

 

Nessun tribunale condannerebbe Bianca&Bernie, non hanno commesso un crimine, in fondo.

Come non ne commette chi rubacchia in giro frasi, pensieri, notizie, attingendo a portali e piccoli siti d’informazione tanto chi se li legge, per poi riproporli a quattro colonne sui quotidiani cittadini.

Forse l’ho presa un po’ troppo sul personale? Può darsi.

Ma detesto il modo di fare di questi grandi: è arrogante, violento, e sono inattaccabili.

Ed è così che da un piccolo portale /sito d’informazione/tanto chi se lo legge, ho provato a dar voce al cumpagno Caraturo, che con incredibile fair play dimostra di essere un gran signore.

 

 

 

Alessio, a Goldrake ho sempre preferito Lady Oscar, ma non nego che anche io ho canticchiato spesso Vega e i suoi mostri. Mi dici come ti è venuta in mente l’idea di mettere in chiave melodica uno dei capisaldi musicali della nostra infanzia? Mi racconti la sua storia?

 

 

Beh… non è che, come hai detto tu, mi sia ‘venuta in mente’ come se fosse un caso, mi piaceva il brano originale e l’ho risuonato a modo mio, come faccio sempre nell’eseguire brani non miei. Ho fatto la stessa operazione con altre canzoni come Ninnananna del chicco di caffè, Orzowei degli Oliver Onions, Fa ammore cu mmè degli Almamegretta, Malafemmena e altri.

 

Goldrake è probabilmente solo la più conosciuta ed ha giustamente riscosso più successo.

 

 

Come fu accolto all’epoca il pezzo? Fu accolto con entusiasmo o criticato? Era mai stato fatto

prima qualcosa di simile?

 

 

Il pezzo fu accolto con grande entusiasmo, ma ovviamente non mancò qualche critica dei più

fondamentalisti.

 

 

Cosa è successo nella tua vita dopo Goldrake?

 

 

Dopo Goldrake è uscito l’album “Ciò che desidero” e una serie di singoli, oltre a varie collaborazioni, ma in sostanza ho continuato a fare il musicista e l’architetto, ovvero ciò che

facevo prima.

 

 

Cosa hai provato quando hai visto sul palco di Sanremo gli Zero Assoluto cantare Goldrake?

 

 

E’ sempre molto gratificante quando qualcuno suona un “tuo” brano… tra l’altro quello inedito degli Zero Assoluto è stato uno dei più belli del Festival, quindi ancor di più mi fa piacere che siano stati loro ad omaggiarmi, nonostante mi abbiano citato sia prima che dopo il Festival, ma non durante.

 

 

Goldrake è un caso isolato, o ti risulta che in giro ci siano altri arrangiamenti di sigle di cartoni?Nel caso, come te lo spiegheresti?

 

 

Credo che la mia Goldrake sia stata una scintilla, e non solo nell’ambito dei cartoni animati…quella del riarrangiamento è un’esperienza fantastica per un musicista, anche sotto l’aspetto della composizione.

 

 

La serata finale del Festival si è chiusa con un ospite che nessuno avrebbe immaginato mai su quel palco: Cristina d’Avena, la cui voce pure ha accompagnato l’infanzia e l’adolescenza di tanti di noi. Come ti spieghi questo bisogno di tornare bambini, o meglio di rivendicare il diritto alla spensieratezza dei nostri anni migliori attraverso la musica?

 

 

Ognuno di noi resta almeno in parte bambino, anche da vecchio. Quale veicolo di sensazioni potrebbe essere più indicato se non quello della musica?

 

 

Ciao Alessio, è stato bello. Lo confesso, avrei voluto veder scorrere il sangue (quello di Yoghi&Bubu naturalmente) ma in fondo va bene così, facciamo l’amore, non la guerra, tranne che quella contro Vega!

Sarah Galmuzzi

 

 

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