Dagli Slam al palcoscenico, Agassi vince al Ridotto del Mercadante

Al teatro napoletano applausi per The Open Game, scritto e diretto da Felice Panico e liberamente ispirato all’autobiografia del tennista americano

NAPOLI – Applausi al Ridotto del Mercadante per “The Open Game”, in prima assoluta, scritto e diretto da Felice Panico e liberamente ispirato al grande best seller, Open, del tennista americano Andre Agassi. In scena Giovanni Ludeno nel ruolo del campione, Ciro Damiano in quello del padre, Simone Borrelli il coach, Alessandra Borgia la lei. Il sipario si apre con la proiezione di un video che ripropone la vittoria di André Agassi sul campo di terra rossa. Quindi l’ingresso del campione sul palcoscenico seguito dal coach. Inizia cosi il racconto della vita del primo e unico tennista ad aver vinto i 4 tornei dello Slam, la medaglia d’oro del singolare olimpico, il torneo ATP World Championship e la Coppa Davis. Il regista in conferenza stampa aveva detto di avere voluto confrontarsi con il vissuto di un grande fuoriclasse mettendo al centro se stesso come individuo problematico e non come campione indiscusso. E’ stato così. Le sconfitte sono narrate con più partecipazione e con più entusiasmo delle vittorie, gli errori commessi raccontati con più coinvolgimento rispetto ai successi. Il protagonista ha compreso che la vittoria è un dato circoscritto e bugiardo, mentre la sconfitta è compagna di vita e che in ogni momento colloca nella giusta prospettiva i trionfi sul campo.

 

Nelle note di regia Felice Panico scrive, poi, “il dolore fisico, i traumi inflitti al suo corpo robusto e fragile allo stesso tempo, i difetti fisici congeniti che lo accompagneranno per tutta la carriera, lo rendono ai nostri occhi di teatranti una fantastica reincarnazione di un moderno Filottete, conferendogli la dimensione dell’eroe tragico che continua imperterrito a lottare nonostante il suo corpo gli implori di smettere. Ho voluto mettere in scena tutto questo, raccontare la storia di un archetipo sportivo attraverso un esperimento di “teatro narrazione” in cui il personaggio del campione, sempre presente in scena, alterna il monologo della sua vita interagendo a distanza con alcuni ‘personaggi-funzione’. Il suo coach; il padre padrone ossessivo mentore della carriera del figlio; una Lei figura femminile, incarnazione delle donne decisive nella sua vita”. Con una serie di flashback il campione rivive e fa rivivere l’esasperato e ossessivo desiderio di suo padre, grande appassionato di tennis, di farlo diventare un professionista di quello sport. I continui allenamenti con il “drago” ovvero una macchina lanciapalle che il padre stesso aveva modificato per aumentarne la difficoltà, e le sue dure reazioni di fronte ai suoi errori. “Da ragazzino avevo odiato il tennis, vivevo nella paura di mio padre, che mi voleva campione a tutti i costi” dice e questo odio lo ripete più volte nel corso della rappresentazione e lo trova anche in “lei” , la campionessa di cui è innamorato e che finirà con lo sposare (è Steffi Graf con la quale avrà due figli). Particolarmente significativi sono il momento in cui rivela di essere precocemente calvo e di portare un parrucchino e quello in cui risulta positivo al doping. Dopo qualche esitazione “lei” riesce a fargli togliere il parrucchino dicendogli di non essere innamorata dei suoi capelli, ma dei suoi occhi e che senza quel “trucco” si sentirà libero. Giustifica la presenza di metanfetamine nel suo organismo affermando di aver ingerito un cocktail di vodka contenente tale sostanza a sua insaputa. L’ATP gli credette e salvò la sua carriera. La realtà però è un’altra.

 

Nella sua autobiografia Agassi ha ammesso di aver fatto uso di metanfetamine e di aver mentito per evitare una squalifica. Due giorni dopo avere rilasciato alla CBS un’intervista chiedendo comprensione, “è stato un momento della mia vita in cui avevo bisogno di aiuto”, ha fatto un’altra dichiarazione sconvolgente ammettendo che la sua folta chioma dei primi anni ’90 era in realtà un parrucchino. Bravi gli attori in scena. Essenziale la scenografia: una cassapanca che funge anche da lettino per massaggi, qualche sedia e due panche ai lati del palcoscenico sulle quali siedono cinque spattatori (due da un lato e tre dall’altro) a simboleggiare il pubblico quando la scena diventa il campo da tennis. Efficaci i video di Alessandro Papa proiettati con le fasi salienti degli incontri del campione e della Graf. Le scene sono di Luigi Ferrigno. I costumi di Alessandra Gaudioso. Il disegno luci di Peppe Cino. Lo spettacolo sarà rappresentato fino al 20 dicembre.

Mimmo Sica

 

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