La Corte Ue: “Penalità di 120.000 euro per ciascun giorno di ritardo nell’attuazione della sentenza di cinque anni fa a far data da oggi”.

BRUXELLES – “Si è accumulata una grande quantità di rifiuti storici (sei milioni di tonnellate di ‘ecoballe’), che deve ancora essere smaltita, il che richiedera’ verosimilmente un periodo di circa quindici anni”. Quello che a molti appare evidente da anni, viene messo nero su bianco nella sentenza con cui la Corte Ue condanna (ancora) l’Italia per l’emergenza rifiuti in Campania. La multa da pagare è di 20 milioni oltre a 120mila euro al giorno a partire da oggi, per ciascun giorno di ritardo nell’attuazione della sentenza di cinque anni fa. L’Italia paga per la inesatta applicazione della direttiva europea rifiuti.

LA SENTENZA – Nella sentenza di oggi la Corte condanna l’Italia a pagare, da un lato, una penalità di 120 mila euro per ciascun giorno di ritardo nell’attuazione della sentenza del 2010 e, dall’altro, una somma forfettaria di 20 milioni. In particolare la penalità giornaliera è suddivisa in tre parti, ciascuna di un importo giornaliero di 40 mila euro, calcolate per categoria di impianti: discariche, termovalorizzatori e impianti di trattamento dei rifiuti organici. La multa riguarda l’inesatta applicazione della direttiva comunitaria sui rifiuti. Per la crisi dei rifiuti del 2007 la Commissione Ue ha proposto un ricorso per inadempimento contro l’Italia, imputandole la mancata creazione di una rete integrata e adeguata di impianti. La sentenza del 2010 ha confermato che l’Italia non aveva rispettato gli obblighi della direttiva. Nel controllo dell’esecuzione della sentenza, Bruxelles ha concluso che l’Italia non ne ha garantito un’attuazione corretta, con “carenze strutturali” in termini di impianti di smaltimento dei rifiuti e accumulo di “una grande quantità di rifiuti storici. Vale a dire le famigerate ecoballe, per il cui smaltimento occorreranno circa quindici anni. E sempre che si inizi a smaltirle, cosa finora non avvenuta. Ritenendo non soddisfacente la situazione, la Commissione ha proposto un nuovo ricorso per inadempimento contro l’Italia, chiedendo alla Corte di constatare il mancato rispetto della sua prima sentenza del 2010. E’ un circolo vizioso.

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