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Musei, il Tar boccia le nomine: coinvolti il Mann e il Parco di Paestum

Redazione by Redazione
25 Maggio 2017
in Arte e Cultura, In Primo Piano, Notizie correlate
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Tra le censure dei giudici figura la partecipazione al concorso per direttori di cittadini non italiani. Il ministro della Cultura annuncia ricorso al consiglio di Stato: “Mi chiedo che figura fa il nostro Paese di fronte al resto del mondo”

Il Tar Lazio boccia la riforma dei musei voluta dal governo Renzi. Con due distinte sentenze, si giudica illegittima la nomina dei direttori dei super-Musei. E il ministro Franceschini annuncia ricorso al consiglio di Stato per ottenere la sospensiva del provvedimento. Ma è costretto a sostituire “ad interim” i cinque direttori di altrettanti musei la cui nomina è stata annullata. I musei coinvolti dalla sentenza del Tar sono le Gallerie Estensi di Modena, il Museo archeologico nazionale di Taranto, il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, Museo archeologico nazionale di Napoli, Palazzo Ducale di Mantova. I reclami al Tar erano stati proposti da Giovanna Paolozzi Maiorca Strozzi e Francesco Sirano, entrambi concorrenti alla procedura, con riferimento anche alla nomina del Parco Archeologico di Paestum. Anche se il Mibact precisa in una nota che le sentenze “non riguardano il Parco Archeologico di Paestum, guidato da Gabriel Zuchtriegel”.

Per i giudici il bando “non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani”. Inoltre lo scarto dei punteggi tra i candidati meritava “una più puntuale e più incisiva manifestazione di giudizio da parte della Commissione” valutatrice e la scelta di svolgere le prove orali a porte chiuse non ha assicurato i “principi di trasparenza e parità di trattamento dei candidati”.

Per il Tar lo scarto minimo dei punteggi tra i candidati meritava un giudizio più incisivo “piuttosto che motivazioni criptiche ed involute”, proprio perché l’ingresso nella ‘terna’ di valutati “era condizionato anche da un apprezzamento minimo della commissione in favore dell’uno o dell’altro concorrente – si legge in una delle due sentenze – tanto da imporsi, in questo caso, una puntuale ed analitica giustificazione in ordine all’assegnazione di ciascun punto con riferimento ai dieci candidati ammessi al colloquio”. In merito poi al meccanismo di selezione, per i giudici amministrativi “il bando non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva al Mibact di reclutare dirigenti pubblici al di fuori delle indicazioni, tassative, espresse dall’art. 38 d.lgs. 165/2001”. Anche perché “se il legislatore avesse voluto estendere la platea degli aspiranti ricomprendendo anche cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente”. In più i giudici amministrativi censurano la scelta di far svolgere la prova orale ‘a porte chiuse’. “Secondo il consolidato indirizzo giurisprudenziale – si legge nelle sentenze – al fine di assicurare il rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento tra i candidati occorre che durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso a chiunque voglia assistervi” compresi i candidati affinche’ possano verificare “di persona il corretto operare della commissione”. Franceschini commenta con amarezza: “Io sono un avvocato ed un uomo politico con una certa esperienza quindi so bene che le sentenze vanno contrastate nelle sedi proprie giurisdizionali e vanno rispettate. Detto questo – dichiara – a margine di un evento al Ministero – mi chiedo che figura fa il nostro Paese di fronte al resto del mondo. La riforma dei Musei italiani, la selezione internazionale per i direttori pubblicata sull’Economist ha fatto discutere il mondo della cultura e ha avuto appezzamenti in tutto il mondo ed è originata da una norma di legge del cosiddetto decreto art bonus che ha individuato questa procedura particolare per i direttori dei Musei”. Ma intanto, è l’ennesima mannaia sulla retorica dei “mille giorni” del governo Renzi.

 

LA RIFORMA CON CUI L’ITALIA VOLTAVA PAGINA – “L’Italia volta pagina” disse Franceschini. Squilli di tromba per annunciare nel dicembre 2014 il decreto musei che avrebbe dovuto “rivoluzionare l’organizzazione e il funzionamento dei musei statali” affidando, tra le altre cose, la selezione dei direttori delle 20 istituzioni dotate di autonomia speciale a “un bando internazionale”. La selezione internazionale, partita a gennaio 2015, dopo otto mesi aveva portato alla nomina dei 20 direttori. Di queste 20 nomine gli stranieri erano sette (tre tedeschi, due austriaci, un britannico e un francese). Alle Gallerie degli Uffizi a Firenze fu nominato Eike Schmidt, 47enne storico dell’arte tedesco, al Museo di Capodimonte a Napoli, Sylvain Bellenger storico dell’arte francese, alla Pinacoteca di Brera a Milano, James Bradburne, museologo e manager culturale anglocanadese, alla Galleria dell’Accademia di Firenze, Cecilie Hollberg, storica e manager culturale tedesca, alla Galleria nazionale delle Marche a Urbino, Peter Aufreiter, storico dell’arte austriaco, al Parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, archeologo tedesco e al Palazzo Ducale di Mantova Peter Assmann, storico dell’arte austriaco.

Tags: dario franceschiniriforma museitar lazio
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