L’artista militante: “La malafede è evidente: mentre i dissidenti che fanno comodo alla ‘nostra’ narrazione vengono glorificati, nel nostro Occidente Assange marcisce in carcere e nessuno conosce Andrea Rocchelli e Gonzalo Lira“.
L’artista napoletano Jorit replica colpo su colpo agli attacchi e alle critiche sollevate dopo il dialogo, l’abbraccio e la foto con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.
“Credo che in Italia ci sia molta meno libertà di quello che si professa, appena si toccano i nervi del potere – la Nato, le industrie di armi e la politica estera guerrafondaia – si viene attaccati dalla maggioranza della stampa, sembra quasi ci sia una regia dietro – dichiara l’artista indipendente napoletano. “Le critiche ricevute – dice Jorit – non mi hanno fatto male, non è una questione personale. Per me la lotta per la pace è più importante di me stesso”.
E del presidente Putin dice: “Me lo immaginavo molto più freddo, invece ha risposto con pazienza a decine e decine di domande di giovani da tutto il mondo“. “Non sono io che devo dare giudizi su Putin, è il presidente della Federazione russa e bisogna dialogarci per raggiungere la pace” -sottolinea Jorit.
E a chi gli chiede cosa ne pensa di coloro che gli chiedono di dedicare un murales ad Anna Politkovskaja, risponde: “La malafede è evidente: mentre i dissidenti che fanno comodo alla ‘nostra’ narrazione vengono glorificati, nel nostro Occidente Assange marcisce in carcere e nessuno conosce Andrea Rocchelli e Gonzalo Lira“. “Io sono occidentale e devo smascherare il potere occidentale, fare l’attivista antirusso in Occidente è fin troppo facile, c’è la fila”, ha aggiunto.
L’artista militante risponde a Pina Picierno vicepresidente del Parlamento Europeo, esponente del Pd che ha proposto di inserirlo nella lista delle persone sottoposte a sanzione da parte dell’Unione europea. “Fanno le stesse cose che dicono di voler combattere”.
“Dite che le istituzioni non vogliono lavorare con me? Ma forse non è chiaro – dice Jorit- che sono io che non voglio lavorare con le istituzioni che non mi lasciano libertà (mai ci ho lavorato). Ma poi le istituzioni italiane? Ma ci rendiamo conto che l’Italia è un minuscolo Stato in decadenza in un mondo enorme?”.
