Il sistema degli appalti e dei subappalti ha ridotto i lavoratori a strumenti di produzione, in un modello in cui la vita vale meno della velocità e del profitto
Il avoro continua a uccidere. Secondo gli ultimi dati Inail, nei primi mesi del 2024 si contano già 1.090 morti sul lavoro: 49 in più rispetto allo stesso periodo del 2023. Una strage continua, spesso invisibile, che colpisce i più deboli, i precari, gli irregolari.
“Sono numeri impietosi, e in crescita”, denuncia Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil, in un’intervista a Collettiva. Ma non si tratta solo di statistiche: “Si lavora sotto pressione, con paura di perdere il posto. La sicurezza è vista come un ostacolo”. Il sistema degli appalti e dei subappalti, sostiene, ha ridotto i lavoratori a strumenti di produzione, in un modello in cui la vita vale meno della velocità e del profitto.
Le tragedie degli ultimi anni – da Suviana a Casteldaccia, dal cantiere Esselunga all’impianto Eni – raccontano sempre lo stesso copione: condizioni degradate, mancanza di controlli, appalti a cascata. “Si muore come 60 anni fa”, afferma Re David. “Cadute, esplosioni, mezzi pericolosi, dispositivi di sicurezza disattivati. Le donne muoiono ‘in itinere’, spostandosi tra più lavori malpagati. È la povertà del lavoro che uccide”.
Le risposte istituzionali? Deboli e tardive. “Dopo l’Esselunga è arrivata la ‘patente a crediti’, ma non è neppure a punti, come si era detto. È un provvedimento formale, limitato all’edilizia e inefficace nel breve termine. Basta presentare un’autodichiarazione”. Servirebbero invece strumenti veri, come il badge di cantiere e l’abolizione dei subappalti dove possibile. “Dove si è voluto fare, come nel Giubileo di Roma, non ci sono stati morti”.
Ma il sistema dei controlli è smantellato: pochi ispettori, sanità del lavoro azzerata, ispezioni preannunciate. “Il problema è culturale: la sicurezza viene vista come un rallentamento della produzione”. Anche i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sono spesso ostacolati.
Per questo la Cgil ha scelto la via referendaria. Il quesito più importante, il quarto, punta a ripristinare la responsabilità dell’impresa madre nella catena degli appalti. “Oggi – spiega Re David – chi impone ritmi e modalità può lavarsene le mani. Ma è lì che si muore: dove più aziende si accavallano senza coordinamento”. E gli altri referendum vanno nella stessa direzione: colpire la precarietà, che è “il volto moderno dello sfruttamento”.
“Il massimo disprezzo per la persona è metterne a rischio la vita. E questo oggi accade ogni giorno”, conclude Re David. Il lavoro continua a uccidere, e chi governa sembra rassegnato
