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Confindustria detta gli ordini, M5s si cala le braghe: smantellato il decreto Dignità. Torna la precarietà

Redazione by Redazione
6 Agosto 2023
in Economia e Società, In Primo Piano, Notizie correlate
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Lavoro precario_

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L’Associazione Comma 2: “Non votate la legge, liberalizza i contratti a termine”

I parlamentari e i ministri del Movimento 5 Stelle si calano le braghe e votano in favore dello smantellamento del decreto dignità, un provvedimento voluto proprio da Di Maio e compagni per introdurre regole e limiti ai contratti a tempo determinato per impedire lo stato di precarietà permanente sul lavoro. In favore del provvedimento anche gli esponenti di governo e parlamentari di Liberi Uguali, il partito di Roberto Speranza, Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani

Approvato ieri in Parlamento un emendamento al decreto sostegni bis, condiviso dal governo. La norma rimanda alla possibilità per i contratti collettivi di poter disciplinare i contratti a termine. E’ passata la proposta della Confindustria e dei sindacati confederali consociativi.

“Con un blitz in commissione bilancio, durante la discussione del decreto sostegni-bis il Pd ha presentato un emendamento che di fatto smantella l’impianto del decreto-dignità approvato tre anni fa e torna a liberalizzare i contratti a tempo determinato”. Lo dichiara la deputata torinese in commissione lavoro Jessica Costanzo del gruppo L’Alternativa C’è. “Era solo questione di tempo – afferma Costanzo – dopo la riforma Cartabia un altro pilastro della politica del M5S cola a picco. Con l’emendamento presentato dal deputato Viscomi, i contratti collettivi di qualunque livello (nazionali, ma anche aziendali e territoriali, quindi anche i contratti ‘pirata’), potranno introdurre nuovi motivi per assumere a tempo determinato, utilizzabili dai datori di lavoro. Una mossa che avrà  un unico risultato: aumentare la precarietà e l’insicurezza dei lavoratori, già provati da un anno e mezzo di sacrifici”.

Con questo emendamento, il decreto viene modificato il modo strutturale. Ad oggi la norma prevede che il contratto possa durare 24 mesi. E dopo i primi 12 mesi, scattano le rigide causali. Un nuovo comma all’articolo 19 stabilisce invece che si possano attivare i contratti a tempo anche per le “specifiche esigenze previste dai contratti collettivi di cui all’articolo 51”. D’ora in poi, quindi, si consente alle parti sociali di individuare le ipotesi in cui è possibile stabilire un termine al contratto.

Viene così smantellato un decreto che rappresentava un argine seppure insufficiente rispetto alla precarizzazione introdotta dalla legge 30 e dal jobs act che si manifesta soprattutto con la prevalenza di contratti di lavoro inferiori a 6 mesi. Ulteriore via libera alle assunzioni precarie che saranno facilitate in parte dalla debolezza delle rappresentanze sindacali aziendali, ma soprattutto dalla complicità dei sindacati di comodo firmatari delle centinaia di contratti pirata, ma legali, che in questi hanno ridotto salari e tutele a livelli vergognosi.

Sulla questione è intervenuta con una nota l’associazione Comma 2 Lavoro è Dignità, composta in prevalenza da avvocati giuslavoristi:

“Da notizie di stampa si apprende che la Commissione bilancio della Camera dei Deputati, in sede di conversione in legge del decreto “Sostegni bis”, avrebbe approvato un emendamento di modifica dell’art. 19 del decreto legislativo n. 81/2015 in base al quale si potranno stipulare contratti a tempo determinato anche “per le specifiche esigenze previste dai contratti collettivi di cui all’art. 51” – scrive Comma 2 –  Ciò significa che, in caso di approvazione definitiva di una tale disposizione, i contratti collettivi di qualunque livello (nazionali, ma anche aziendali e territoriali), potranno introdurre nuove causali, così liberalizzando del tutto il ricorso ai contratti a termine“

“Verrebbe così definitivamente smantellato il “decreto dignità” che, pur con tutti i suoi limiti (in particolare per quanto concerne la mancata previsione di una causale per il primo anno), ha pur sempre rappresentato una prima inversione di tendenza rispetto all’utilizzo indiscriminato di una tipologia contrattuale che – va ricordato – dovrebbe essere riservata ad assunzioni connotate da esigenze temporanee e non strutturali – continua la nota di Comma 2 – La liberalizzazione dei contratti a termine, non a caso salutata con grande soddisfazione dal giornale della Confindustria, unitamente alla mancata proroga generalizzata del blocco dei licenziamenti, dimostrano con ogni evidenza come il progetto di rilancio dell’economia dopo la pandemia si fondi più che altro sulla progressiva sostituzione di lavoratrici e lavoratori stabili e pagati decorosamente con una pletora di precari – in particolare, come noto, donne e giovani che tanto si declama di voler sottrarre alla precarietà – sottopagati e sempre sotto il ricatto della mancata riconferma” – aggiunge Comma 2.

 “Preoccupa, in particolare, il livello aziendale di contrattazione, dove spesso i rappresentanti sindacali interni sono costretti ad operare sotto minaccia di tagli occupazionali e possono conseguentemente essere fortemente condizionati nel loro potere contrattuale – sottolinea la nota dell’associazione –  Solo l’inderogabilità della norma di legge relativa alle causali ha sin qui potuto garantire un argine al dilagare incontrollato di contratti a tempo determinato che purtuttavia stanno segnando un significativo incremento anche a prescindere dalla paventata modifica normativa.  Per queste ragioni – conclude la nota – l’Associazione Comma2 – Lavoro è Dignità chiede che il Parlamento non approvi una norma destinata ad aumentare precarietà ed insicurezza per le lavoratrici ed i lavoratori che hanno mandato avanti il Paese in questo drammatico periodo”

Ciro Crescentini

Tags: Confindustriadecreto dignitàM5Sprecariprecarietà
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