Altro che Festa del lavoro, a Napoli e in Campania è il Vietnam dell’occupazione: tutte le cifre

Sono 70 mila i ragazzi tra i 15 e 27 anni in cerca di occupazione e il rapporto tra le fasce giovanili in cerca di lavoro da più di un anno ed il totale delle forze lavoro raggiunge nella regione la quota del 15,3%, quasi il triplo del valore stimato per l’intero territorio nazionale (5,3%). Oltre 83mila i lavoratori dell’industria in difficoltà, 575 le aziende in crisi nel solo comparto industria, oltre il 60% delle 15mila imprese edili messe in ginocchio

Ancora un triste primo maggio a Napoli e in Campania. Non sarà un giorno di festa per i disoccupati, precari, licenziati e cassintegrati. Non festeggeranno i giovani preoccupati per un futuro. Le organizzazioni sindacali confederali e indipendenti hanno diffuso dati drammatici e preoccupati della crisi. Una crisi che potrebbe determinare serie ripercussioni sociali. Sono complessivamente 129 le imprese che hanno avviato procedure anticrisi o deciso di attivare la cassa integrazione. Oltre 83mila i lavoratori dell’industria in difficoltà, 575 le aziende in crisi nel solo comparto industria, oltre il 60% delle 15mila imprese edili messe in ginocchio. Smantellati interi comparti come l’informatica. Drammatica la situazione del comparto dell’edilizia che storicamente è stato sempre un settore che ha aiutato il rilancio dell’economia. Circa 2 mila le aziende costruttrici fallite in Campania, 850 nella provincia di Napoli. La crisi edilizia è la più lunga della storia del settore, ma anche la più devastante rispetto a tutte le altre regioni del Mezzogiorno. Aumentano i giovani disoccupati. Sono 70 mila i ragazzi tra i 15 e 27 anni in cerca di occupazione e il rapporto tra le fasce giovanili in cerca di lavoro da più di un anno ed il totale delle forze lavoro raggiunge nella regione la quota del 15,3%, quasi il triplo del valore stimato per l’intero territorio nazionale (5,3%), ma ancora una volta abbastanza in linea con i valori del Sud Italia (12,3%). Avere 70 mila giovani inoperosi non è certo positivo per la Città e la Regione. Tra i giovani fino a 29 anni il tasso di disoccupazione dei laureati è più elevato rispetto a quello dei diplomati.

 

 

La riforma Fornero, ossia la legge che ha ristrutturato il mercato del lavoro e legittimato la cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori ha favorito altri esuberi perché i licenziamenti sono diventati sempre più facili, facili. Non occorre più giustificare un motivo. E non finisce qui. La precarietà. Negli ultimi vent’anni, è stato smantellato progressivamente il diritto del lavoro. I primissimi provvedimenti che hanno legittimato la precarietà e la cancellazione dei diritti sui posti di lavoro sono stati introdotti dal ‘pacchetto Treu’, determinando una caduta molto accentuata del sistema di protezione dei lavoratori, alla quale seguì un calo ulteriore con la legge Biagi. Il Jobs Act di Renzi non è altro che il sequel del medesimo film che i governi che si sono succeduti in questi anni. Nel 2013 a Napoli e provincia sono stati rilevati 638 mila contratti di lavoro: 271mila a tempo indeterminato, 200 mila a tempo determinato, 167mila indipendenti. Contratti che non sempre offrono un percorso verso la stabilizzazione. Negli ultimi tre anni soltanto il 15 per cento dei contratti a tempo a termine(e in scadenza) sono stati trasformati a tempo indeterminato. Contratti che producono effetti dirompenti sul piano sociale e familiare. Difficilissimo, per un precario, ottenere dalla banca il mutuo per comprare la casa. Arduo anche acquistare a rate una macchina. Oppure affittare un appartamento: sempre più spesso serve la garanzia dello stipendio fisso o della fideiussione bancaria. Pochissimi fortunati potranno mettere su famiglia, in un’ Italia dove la famiglia è sacra solo a parole: con quel che costano, i figli dovranno aspettare. Come pure cose più banali come le vacanze, previste solo nelle vite normali. La precarietà fa aumentare lo stress, la depressione. E’ la causa degli infortuni sul lavoro. Almeno il 90% dei lavoratori che si ammalano o si infortunano sono lavoratori preoccupati per il proprio futuro.

Ciro Crescentini

(Foto regione.campania.it)

 

 
LA SITUAZIONE OCCUPAZIONALE A NAPOLI E IN CAMPANIA

(dati aggiornati a dicembre 2016, fonte Cgil, Cisl, Uil, Ministero del Lavoro, Acen)

• In Campania 288 mila i disoccupati nell’ intera regione(con un tasso di disoccupazione del 28%)
• A Napoli e provincia 167 mila disoccupati (con un tasso di disoccupazione del 15,5 per cento).
• a Napoli e provincia rilevati 638 mila contratti di lavoro: 271mila a tempo indeterminato, 200 mila a tempo determinato, 167mila indipendenti.
• In Campania 29500 lavoratori sono stati posti in cassa integrazione
• In Campania sono 30 mila i lavoratori ‘esodati'(sono stati licenziati o costretti a licenziarsi con la prospettiva di essere posti in pensionamento anticipato)
• Negli ultimi quattro anni le ore di cassa integrazione guadagni a Napoli sono aumentate del 380 per cento.
• Dal 2008 la Regione Campania ha registrato un calo del prodotto interno lordo di oltre il 10 per cento
le ripercussioni sul settore industria in Campania:
575 aziende in crisi
• 84 mila lavoratori rischiano il posto di lavoro
• oltre il 60% delle 15 mila imprese edili in difficoltà
• Tra il 2008 e il 2015 sono state messe in liquidazione oltre 19 mila aziende
• 10 mila giovani della Campania sono emigrati in altre regioni italiane
• Sono complessivamente 129 le imprese che hanno avviato procedure anticrisi o per la cassa integrazione.
• Nel capoluogo campano aumentano i giovani disoccupati: 70 mila i giovani napoletani tra i 15 e 27 anni in cerca di occupazione

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