Landini: “Raggiungere il quorum è possibile. Ma serve una mobilitazione generale”
C’è un’Italia che non arriva a fine mese. Che lavora senza tutele. Che è costretta a emigrare per cercare dignità. Ed è a quest’Italia che si rivolge Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, lanciando un appello chiaro e senza mezzi termini: “Abbiamo bisogno di riprenderci le parole. Di tornare a parlare di libertà, ma quella vera: fatta di diritti, di giustizia sociale, di partecipazione.”

Mancano poche settimane al voto dell’8 e 9 giugno, quando i cittadini saranno chiamati a esprimersi su cinque referendum abrogativi. E mentre molti osservatori danno già per scontato il fallimento del quorum, Landini ribalta il pronostico e rilancia: “Il quorum si può raggiungere, se trasformiamo queste settimane in una mobilitazione generale, casa per casa, luogo di lavoro per luogo di lavoro.”
Le sensazioni – dice – sono positive. Non si tratta di speranze astratte: “Nei volantinaggi che stiamo facendo nessuno butta via i volantini. La gente li tiene, li legge. Questo ci dice che c’è interesse, che c’è ascolto.”
Ma non è solo una questione tecnica o organizzativa. Quella che Landini descrive è una battaglia culturale. Contro l’idea dominante di libertà ridotta a individualismo e mercato. “Quando la libertà viene confusa con il ‘faccio quello che voglio’, si svuota. La libertà vera è solidarietà, fratellanza, giustizia sociale. È la possibilità di contare, insieme agli altri.”
Il referendum, in questo senso, diventa uno strumento concreto per costruire un altro modello di società. Uno spazio per riaffermare la forza dell’azione collettiva, per riscoprire la politica nel suo senso più autentico: quella che ascolta e risolve, che nasce dal basso.
“La politica deve smettere di svilire la partecipazione. Deve ricostruire un rapporto diretto con le persone. Non parlo dei partiti, ma della politica come responsabilità comune”
L’appello è chiaro: partecipare, informare, parlare con chi si ha vicino. Perché se c’è un diritto che viene prima di tutti, è quello di poter contare. E non si conta se si resta a guardare.
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Ciro Crescentini

