Rendere sostenibile l’universalismo è la vera sfida della sanità pubblica italiana
Significativo il rapporto Oasi 2024 presentato oggi dal Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale di SDA Bocconi School of Management. Il Servizio Sanitario Nazionale italiano è da decenni tra i meno finanziati in Europa, per una cifra oggi pari al 6,3% del PIL, pur essendo il secondo Paese più anziano al mondo. Per portare la sanità pubblica italiana ai livelli dei grandi Paesi europei servirebbero almeno 40 miliardi, vale a dire metà dell’attuale spesa annua per l’istruzione. Una cifra enorme, in uno scenario caratterizzato da una situazione demografica critica che implica un’elevata spesa pensionistica e minore popolazione in età da lavoro.
Rendere sostenibile l’universalismo è la vera sfida che la sanità pubblica italiana ha davanti a sé: è necessario prendere atto di questo vincolo e ragionare soprattutto su come mettere ordine al sistema, dove attualmente le priorità di accesso ai servizi sono spesso casuali, dunque poco efficaci e poco eque – basti pensare che gli anziani cronici in buona salute si dimezzano se si passa da chi è laureato a chi ha licenza elementare. I consumi delle stesse prestazioni sanitarie variano anche del 100% tra territori simili di una stessa Regione e c’è un forte divario tra quanto prescritto e quanto erogabile – e ciò danneggia inevitabilmente la reputazione del SSN.
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