Napoli, lavoratori sfruttati nelle aziende subappaltatrici dell’Asia

La vicenda è finita sul tavolo dei giudici del lavoro

I subappalti di Asia, azienda partecipata del Comune di Napoli, finiscono nell’occhio del ciclone per la violazione dei diritti dei lavoratori. E arrivano anche le condanne del Tribunale del lavoro. Significativa una nota diffusa dall’organizzazione sindacale indipendente Si Cobas

A marzo del 2020, in piena ondata pandemica, Di Gennaro Spa, azienda di conferimento rifiuti aggiudicataria, di numerosi appalti per Asia, ha licenziato due lavoratori Roberto Fabozzi ed Espedito Grasso. La “colpa” contestata ai lavoratori era solo una: aver protestato contro i continui ritardi nei pagamenti da parte dell’azienda. In realtà Di Gennaro,dalle verifiche svolte risulta aver sfruttato e sottopagato per anni i suoi dipendenti in barba al Contratto collettivo nazionale di lavoro e alle norme sulla sicurezza” – spiega il sindcato Si Cobas.  

La vicenda è finita nelle aule giudiziarie.

Lo scorso 10 ottobre, la sezione lavoro del tribunale di Napoli, con rito sommario ha ordinato il reintegro dei due lavoratori dichiarando i licenziamenti illegittimi.

Nonostante la sentenza, la Di Gennaro non solo non ha reintegrato i due lavoratori ma addirittura si rifiuta di pagargli lo stipendio” – evidenzia il sindacato.

E non finisce qui. Altri dodici lavoratori impegnati sul sito aziendale di Secondigliano, sono stati sospesi e manda. Il sito è stato chiuso a causa dell’emergenza Covid, trasferiti a Caivano attività e materiale di competenza di Secongliano.

La decisione aziendale è stata assunta per punire i lavoratori per la scelta di aderire al Si Cobas – aggiunge ancora il sindacato – tentando persino di accaparrarsi furtivamente di una cassa integrazione che non gli spetta e che non ha caso l’Inps non gli ha autorizzato”.

In pratica secondo il Si Cobas, “la  Di Gennaro Spa viola il contratto nazionale; truffa i lavoratori, tenendoli a casa e privandoli del salario senza alcun valido motivo; impedisce l’esercizio delle libertà sindacali;specula sull’emergenza-Covid per il proprio bieco tornaconto; raggira l’Inps con dichiarazioni di crisi mendaci; truffa Asia Spa, la quale gli ha affidato un appalto per il trasporto e il conferimento della raccolta differenziata in carta che è vincolato al conferimento in siti dislocati nel comune di Napoli; truffa i consorzi Conai e Corepla, i quali impongono ai propri consorziati il rispetto di un codice etico in cui è previsto il rispetto della legalità, dei diritti dei lavoratori e del Contratto collettivo nazionale di lavoro; viola gli accordi sindacali firmati col SI Cobas a settembre, in cui si garantiva la riapertura immediata del sito di Secondigliano; contravviene alle sentenze della magistrature”. 

Ma quel che accade in Di Gennaro è tutto fuorché un caso isolato.

E’ la punta dell’iceberg di una “prassi” che nei fatti è la norma in migliaia di aziende, nelle quali i padroni impongono la loro legge di schiavitù e di sfruttamento, e che spesso hanno anche la sfacciataggine di invocare la “legalità” non appena i lavoratori decidono di rispondere con la lotta ai loro soprusi quotidiani” – continua  Si Cobas.

Grave l’indifferenza,  l’inettitudine, idell’amministrazione comunale di Napoli e dell’azienda partecipata Asia.

Quel che è ancora più inaudito è il fatto che ciò avvenga con la complicità di Asia Spa, società partecipata del Comune di Napoli e governate dalla cosiddetta amministrazione ‘ribelle’ di de Magistris, la quale è sempre rimasta in silenzio, rifiutandosi di ascoltare I lavoratori e il sindacato: evidentemente le filiere del malaffare che anni fa causarono l’emergenza rifiuti sono ancora ben lontante dall’essere estirpate”. E’ giunto il momento di fermare questo scempio, queste illegalità, senza se e senza ma – conclude la nota –  Per questo il Si Cobas ha aperto lo stato di agitazione e farà valere i diritti dei lavoratori in ogni sede e con ogni mezzo. Reintegro immediato e salario pieno per I lavoratori licenziati e per tutti I dipendenti del sito di Secondigliano tenuti illegittimamente a casa

CiCre

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