M5S rinuncia al salario minimo e tradisce i lavoratori precari

L’Italia è l’unico paese europeo inadempiente

Gli esponenti del Movimento 5 Stelle continuano a tradire il programma elettorale. Nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non c’è più traccia del salario minimo, una misura che invece era stata indicata nelle linee guida per la stesura del Recovery Plan. Tra le riforme di supporto al piano elencate c’era infatti “l’introduzione del salario minimo legale” che avrebbe garantito “ai lavoratori nei settori a basso tasso di sindacalizzazione un livello di reddito collegato ad uno standard minimo dignitoso, evitando al contempo dumping contrattuale e rafforzando la contrattazione nei settori in cui è più debole”. 

L’Italia è uno dei pochi paesi Ue a non aver ancora istituito il salario minimo. Come rilevato dall’Eurostat, a causa di questo immobilismo quasi il 12% dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali contro una media europea del 9,6%.

Sempre in base agli ultimi dati Eurostat svettano in cima alla classifica dei paesi che hanno il salario minimo il Lussemburgo (2.201.93), l’Irlanda (1.723.80) l’Olanda (1.625.72). In Francia il salario minimo invece è fissato in 1.554.58 euro, in Germania in 1.614.00, in Spagna in 1.108.33.

I pentastellati avevano promesso una legge che indicava il salario minimo in 9 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali. 

Promesse, solo promesse. I grillini hanno deciso di abbandonare i lavoratori che percepiscono sottosalari per concentrarsi sulle poltrone, nomine e carriere. 

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