La Cgil cambia il regolamento interno: dipendenti e dirigenti potranno essere trasferiti senza consenso

E stando ad alcune indiscrezioni sarebbe pronto un piano che prevede almeno 750 esuberi

La Cgil cambia il regolamento che disciplina il personale interno. Introdotte nuove regole che legittimano trasferimenti e allontanamenti dei dipendenti e dei dirigenti senza il loro consenso. Metodi e meccanismi utilizzati dai padroni e padroncini di ogni risma per costringere i lavoratori e le lavoratrici scomodi e ribelli a dimettersi.

Un altro colpo di mano alle regole e alla nobile storia di una grande organizzazione di rappresentanza sociale. Una sorta di ristrutturazione interna che dovrebbe legittimare il trasferimento di un dirigente sindacale da un ufficio a un altro oppure da una città a un’altra con un semplice atto unilaterale del segretario generale confederale o di categoria.

L’articolo da modificare del regolamento Cgil è l’art. 21 che con la vecchia norma prevedeva che – «in relazione ad esigenze di riorganizzazione di strutture e/o dei servizi le Segreterie delle strutture interessate possono ricorrere a processi di trasferimento di addetti ad altra struttura o ad altra sede nell’ambito del comprensorio di attività o di un comprensorio limitrofo. Tali processi potranno essere attivati sulla base di ragioni di carattere oggettivo, ricercando il consenso dell’interessato». In sintesi , era necessario il consenso dell’interessato. Significativa la nuova formulazione introdotta da Maurizio Landini «in assenza di consenso dell’interessato ed in mancanza di altri soggetti disponibili, il trasferimento, valutate eventuali ipotesi alternative, potrà comunque essere disposto».

In poche parole non è necessario il consenso e se il lavoratore rifiuta il trasferimento l’unica strada che rimane è quella del licenziamento. Un’epurazione allo stato puro.

E stando ai soliti bene informati, questa sorta di ristrutturazione interna sarebbe un primo atto, parte integrante di un piano complessivo che prevede almeno 750 esuberi che coinvolgerebbero soprattutto alcune strutture centro-meridionali.

Landini e la Cgil nazionale non hanno assunto decisioni sui casi di familismo, le assunzioni di parenti di dirigenti sindacali in molte strutture, i contratti precari utilizzati nei Caf o nei Patronati o sui licenziamenti immotivati avvenuti in alcune organizzazioni sindacali di categoria (emblematico il caso di Iginia Roberti, dipendente della Fillea di Taranto, buttata sul lastrico in 24 ore senza un motivo oggettivo)

Dunque, si continua a predicare bene e a razzolare male. Solita doppia morale.

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