Fabiola D’Aliesio: “La borghesia sta conducendo una guerra di sterminio contro le masse popolari”

Una riflessione della militante del Partito dei Carc (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo)

Naufraga il tentativo dei gruppi imperialisti USA di sottomettere al proprio dominio il mondo intero: con il fallimento del tentativo di inglobare l’Ucraina nella NATO (come hanno fatto con altri dei primi paesi socialisti), con l’intervento militare della Federazione Russa in Ucraina, con il moltiplicarsi della concorrenza di altri gruppi imperialisti e con lo sviluppo economico e l’influenza politica della Repubblica Popolare Cinese. In tutti i paesi l’eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere strappate dalle masse popolari alla borghesia nel corso della grande ondata di rivoluzioni socialiste o di nuova democrazia sollevata nel mondo dalla vittoria nel 1917 in Russia della Rivoluzione d’Ottobre, si scontra con la resistenza e il crescente malcontento delle masse popolari.

In sintesi, volge al termine l’epoca di nera e sfrenata reazione succeduta alla dissoluzione nel 1991 dell’Unione Sovietica. Hanno perso, stanno perdendo, l’ennesima guerra.

Le bugie hanno le gambe corte. I pennivendoli della propaganda del governo Draghi hanno voglia di sgolarsi a raccontare storielle, i fatti hanno la testa dura e quanti sopravvivono solo con i frutti del proprio lavoro in parte crescente comprendono bene quali sono i veri obiettivi di tanto accanimento: garantire a un gruppo sempre più ristretto di individui di continuare a fare profitti nonostante l’avanzare della crisi generale del sistema capitalista,

La borghesia sta conducendo una guerra di sterminio contro le masse popolari di tutto il mondo.

Questa affermazione è perfettamente vera, a condizione di intenderla in modo giusto. La borghesia oggi uccide migliaia di proletari, schiaccia migliaia (e a livello mondiale miliardi) di uomini, donne e bambini, rovina la vita di milioni di persone. Perfino una istituzione borghese come l’ONU ammette che ogni anno nel mondo 11 milioni di bambini muoiono per malattie curabili, fame, malnutrizione e stenti. Sono le vittime della borghesia imperialista. Ma essa non li uccide per mano di soldati, di poliziotti, con la repressione, con le armi, con i campi di concentramento, le camere a gas e la violenza aperta. Lo fa con le sue normali, ordinarie, “pacifiche” misure economiche. Cadono vittime dei rapporti sociali come se cadessero vittime di calamità naturali. La borghesia ti licenzia, ti aumenta il costo del riscaldamento, ti lascia solo acqua inquinata, ti lascia nella miseria, nell’ignoranza, ecc. Ti lascia come unica via di sopravvivenza un lavoro di merda, la prostituzione, la vendita di un rene, ecc. La borghesia uccide, abbrutisce e tortura migliaia e milioni di persone attraverso i rapporti economici. Nell’ambito dei rapporti sociali capitalisti ogni conquista delle masse, ogni misura di sicurezza, ogni misura antinquinamento costituisce un costo in più, una nuova spesa generale di produzione, un aggravio che penalizza i capitalisti che la mettono in opera. 

La propaganda di regime usa lo schieramento sulla guerra (pro o contro Putin e la Russia) per alimentare divisione e contrapposizione fra le masse popolari con l’obiettivo di impedire che le masse popolari si uniscano per affrontare i problemi e le contraddizioni (fa quello che ha iniziato a fare in grande per coprire la gestione criminale della pandemia: novax/sivax, ecc.).

Nel frattempo il governo Draghi procede con la privatizzazione dei servizi essenziali a tappe forzate, a suon di decreti, aumento delle bollette e dei prezzi, aumento delle spese militari. A giustificazione di questa opera volta a favorire gli speculatori c’è la guerra, la crisi ambientale, c’è il cattivo cittadino che non paga il biglietto del tram o che non porta la “mascherina”…

La guerra a Napoli

A  Napoli, terza città del paese, dopo soli 8 mesi di amministrazione dei “Migliori” tutto è allo scatafascio e alla malora (per quanto è chiaro che la distruzione era inesorabilmente avanzata con le amministrazioni precedenti che mai hanno rotto fino in fondo con il sistema vigente e le cui “toppe” non sono servite a frenare la valanga della crisi generale) ed analogamente al governo dei “Migliori” nazionale il principio ispiratore di ogni singola azione è “che crepino pure, noi dobbiamo abboffarci e in fretta!”.

Per comprendere cosa intendiamo quando diciamo che la guerra è a casa nostra o che esiste una propaganda di regime che lavora a ritmi incessanti per mestare nel torbido, basta prendere in esame il patto siglato dal capo del governo Draghi e il sindaco Manfredi:

Il Patto per Napoli rientra nella legge 234 del 30 dicembre 2021 (Bilancio previsionale dello Stato 2022 – 2024) che all’articolo 1, comma 567, riconosce ai comuni capoluogo di città metropolitana con un disavanzo superiore a 700 euro pro-capite un contributo, da qui al 2024, di 2 miliardi e 670 milioni di euro da ripartire tra i vari comuni. I pagamenti, tuttavia, sono vincolati alla firma di un Patto tra il sindaco e il Presidente del Consiglio (questo è il Patto per Napoli, appunto) che prevede, a garanzia delle somme erogate, l’attuazione di una serie di “riforme” (sul modello previsto dall’UE per i singoli paesi europei per il PNRR) e stabilisce che i comuni debbano assicurare con propri fondi importi pari ad un quarto delle somme messe annualmente a disposizione dallo Stato, con l’obiettivo di risanare i debiti finanziari e coprire il disavanzo.

Secondo il Patto, il Comune di Napoli riceverà nei prossimi 20 anni 1 miliardo e 231 milioni di euro, erogati in tranche entro il 31 marzo di ogni anno (a marzo di quest’anno sono arrivati i primi 54 milioni). In cambio di questa somma il Comune, che tra le altre cose ha già dovuto sospendere i pagamenti ai fornitori dei debiti fino al 31 dicembre 2021, si è impegnato ad attuare le seguenti misure:

– aumento delle entrate derivate dalla riscossione, tramite l’anticipazione al 2024 della consegna dei carichi all’Agenzia delle Entrate – Riscossione e l’assegnazione, dal 2026, della riscossione coattiva a società private;

– incremento dell’addizionale comunale all’IRPEF (già al massimo livello previsto per legge) dello 0,1% dal 2023 e di un ulteriore 0,1% dal 2024;

– introduzione, dal 2023, di una tassa di imbarco aeroportuale;

– alienazione e svendita del patrimonio pubblico tramite il piano definito con la società Invimit, dipendente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze;

– riduzione dei fitti passivi dal 2023;

– definizione, entro il 1° settembre 2022, di un piano di privatizzazione delle Società Partecipate;

– l’incremento delle spese per investimenti nel periodo 2022 – 2026, rispetto alla media del triennio precedente, in misura pari alle risorse assegnate tramite i vari fondi incrementate, con risorse proprie, del 5%;

– aumento, dal 2027, dei canoni di locazione e concessione del patrimonio pubblico.

Il Comune, fermo restando quanto stabilito dal Patto in materia di riscossione, patrimonio e partecipate nonché l’impegno ad assicurare risorse proprie pari ad un quarto del contributo statale, potrà proporre, previa deliberazione del Consiglio Comunale, una rimodulazione delle misure per la raccolta della propria quota di risorse e di conseguenza aggiornare il cronoprogramma.

L’amministrazione Manfredi, tramite le misure previste dal Patto, conta di incassare nei prossimi 20 anni circa 730 milioni di euro, prendendoli prevalentemente dalle masse popolari. Basti pensare all’aumento dell’addizionale IRPEF che, stando a quanto affermato nella relazione presentata dall’assessore al Bilancio (l’ex sindacalista CISL nonché ex sottosegretario PD all’economia Pierpaolo Baretta) sul Patto, graverà principalmente sulle fasce di reddito tra i 15 e i 35 mila euro, cioè sugli operai e i proletari dipendenti dalle aziende capitaliste, dalle aziende pubbliche e dalla Pubblica Amministrazione.

Il progetto sui cui si sono accordati Draghi e Manfredi è quindi quello spolpare ulteriormente i lavoratori, i precari e i disoccupati napoletani con la “scusa” del debito cittadino. Un debito che in larga parte non è frutto della bolletta dell’acqua o qualche multa non pagata da qualche famiglia delle masse popolari ma delle speculazioni finanziarie fatte coi soldi pubblici dalle precedenti amministrazioni (stipula di derivati sul debito), dalla mancata riscossione di tasse dovute dai grandi evasori della città, dai buchi neri di ruberie e appalti fatti con i commissariamenti delle emergenze terremoto e rifiuti.

Dunque: aumento delle bollette e carovita? Dobbiamo farlo diventare il pretesto per organizzare caseggiato per caseggiato le autoriduzioni come già fatto in passato, negli anni Settanta.

Aumento delle spese militari? Gli organismi che lottano per la difesa e il potenziamento della sanità e della scuola pubblica devono usarlo come un boomerang e rafforzare la loro lotta.

Aumento della produzione di armi? Dobbiamo farlo diventare pretesto per organizzare i lavoratori nella lotta contro le delocalizzazioni e per le conversioni industriali; Dobbiamo farlo diventare pretesto per ragionare di un piano nazionale per il lavoro!

Gli USA, la NATO e i loro luogotenenti come in Italia Draghi e a Napoli Manfredi sono giganti con i piedi di argilla. Sono isolati a livello internazionale, Draghi inizia ad avere contro molte componenti delle forze del suo stesso governo, Manfredi non ha la forza neppure di nominare un assessore! Siamo dunque noi, lavoratori disoccupati studenti a dover far valere la nostra forza organizzandola perché solo mobilitandoci oggi che possiamo porre un freno alle ruberie piccole e grandi, alla devastazione che avanza, che possiamo costruire e rafforzare l’organizzazione di donne e uomini necessaria a cambiare il corso delle cose più in profondità.

Noi dobbiamo contrastare le divisioni “calate dall’alto” e mettere sempre al centro gli interessi delle masse popolari (unire quello che la classe dominante vuole dividere). E questa è la condizione per ribaltare il tavolo: trasformare la guerra fra poveri in guerra dei poveri contro i ricchi.

A questi temi dedicheremo i dibattiti e i seminari della Festa della Riscossa Popolare che terremo a Napoli l’1 e il 2 luglio presso il parco dei Ventaglieri sito in zona Montesanto e che stiamo organizzando per l’evento nazionale a Marina di Massa dall’11 al 16 agosto.

Fabiola D’Aliesio

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