Edifici anni ’60 a rischio sismico: l’Acer avvia i controlli sulle vulnerabilità ma la gente chiede di velocizzare
Nel cuore del Rione Artiaco a Pozzuoli, feudo dell’edilizia popolare anni Sessanta, la paura ha il suono secco delle crepe che si allargano ad ogni nuova scossa. Su 23 palazzine gestite dall’Acer, ben 21 presentano danni sismici rilevanti. Una fragilità strutturale annunciata, figlia di un’epoca costruttiva antecedente alle norme antisismiche, che oggi si trasforma in una trappola per centinaia di famiglie.
A quasi tre settimane dall’ultimo violento evento sismico legato al bradisismo, il quartiere si trova sospeso in un paradosso grottesco. La Regione Campania ha annunciato la sospensione dei canoni d’affitto per gli sfollati, ma sul campo le ordinanze di inagibilità scarseggiano. Risultato? Senza un documento ufficiale che certifichi il pericolo, la maggior parte dei residenti continua ad abitare in appartamenti danneggiati. Si va a dormire con la valigia pronta accanto al letto e il terrore costante di una scossa notturna.
Particolarmente emblematica è la situazione al civico 196 di via Artiaco. Su 32 appartamenti, soltanto quattro sono stati dichiarati inagibili. Per tutti gli altri prevale il silenzio. Chi è stato sgomberato attende di capire se e quando potrà rientrare, mentre chi è rimasto dentro si sente abbandonato a un rischio imminente. Non è la prima volta che si assiste a questo valzer istituzionale: già tra il 2024 e il 2026, gli abitanti hanno vissuto un’estenuante altalena di ordinanze di sgombero, revoche improvvise e interdizioni parziali, a fronte di interventi di messa in sicurezza ridotti al minimo indispensabile.
La ferita, intanto, si allarga ben oltre l’Artiaco, toccando anche i complessi popolari dei Cappuccini e della Solfatara. Dall’Acer confermano che sono in corso le analisi di vulnerabilità sismica per individuare soluzioni, ma per i cittadini i tempi della burocrazia sono diventati insostenibili. La richiesta che sale forte dal quartiere è una sola: chiarezza immediata, prima che la terra torni a tremare.
Alessandro Manna

