Scontro politico in Israel: negata la visita al direttore del Kamal Adwan. La denuncia delle Ong: “In prigione oltre 360 medici”
Un muro di gomma istituzionale e una decisione puramente politica. Il Servizio penitenziario israeliano ha formalmente negato al deputato della Knesset Ahmad Tibi, leader del partito arabo-israeliano Ta’al, il permesso di far visita in carcere al dottor Hussam Abu Safiya, primario e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza. Un diniego giunto all’indomani dell’udienza presso la Corte Suprema sulla petizione per la scarcerazione del medico, e che segue la linea dura tracciata dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir: vietare ai parlamentari qualsiasi contatto con i detenuti palestinesi classificati come “prigionieri per motivi di sicurezza”.
Un paradosso denunciato con forza dallo stesso Tibi. Impedire il colloquio con il pediatra – arrestato a fine dicembre dopo un lungo assedio contro la sua struttura e costretto ad abbandonarla in camice bianco poco dopo l’uccisione di un figlio in un raid – risponde a una precisa volontà politica di isolamento. Abu Safiya ha continuato a curare i bambini di Gaza fino all’ultimo, affrontando il collasso del sistema sanitario e rimanendo ferito in un attacco prima di essere preso in custodia.
Le condizioni di salute del primario destano forte preoccupazione. Legali e familiari denunciano mesi di privazioni, abusi, torture e totale negligenza medica. Il figlio Elias ha lanciato un disperato allarme sul progressivo deterioramento fisico del padre, unito al richiamo a un principio basilare del diritto internazionale: gli ospedali non possono diventare campi di battaglia e i medici non devono finire in cella per il solo fatto di aver salvato vite umane. La mobilitazione per il suo rilascio ha varcato i confini mediorientali, raccogliendo il sostegno di Ong come Amnesty International e di esponenti politici internazionali, tra cui Jeremy Corbyn ed Alexandria Ocasio-Cortez.
Quello di Abu Safiya non è un episodio isolato, ma la spia di un fenomeno sistemico. Come denunciato da Tibi, il recente arresto a Ramallah di Dima Barqat, specialista in ostetricia e ginecologia, si aggiunge a un elenco drammatico: secondo i dati del Ministero della Salute palestinese, sono almeno 360 gli operatori sanitari attualmente detenuti nelle carceri israeliane. Un bilancio che solleva interrogativi devastanti sulla tutela del personale medico nelle aree di conflitto.
Ciro Crescentini

