A Benevento la denuncia di Landini: “Un modello d’impresa che uccide, legittimato da leggi sbagliate”
In una Benevento segnata dall’emigrazione giovanile e dalla mancanza di prospettive, la Cgil ha tenuto la sua assemblea generale. Da qui, il segretario Maurizio Landini ha rilanciato l’impegno per i referendum sul lavoro, puntando il dito contro un sistema che nega diritti fondamentali e mette a rischio la vita stessa di chi lavora.
“I diritti del lavoro e i diritti di cittadinanza sono la stessa cosa. Le persone devono averli entrambi, ma oggi sono negati”. Con parole nette e prive di giri di parole, Landini, ha tracciato un quadro impietoso della condizione lavorativa e democratica in Italia.
Il leader sindacale ha puntato il dito contro una politica che, da oltre vent’anni, ha scelto di favorire il mercato e le imprese, spesso a scapito della sicurezza e dei diritti. “I giovani sono costretti a lasciare il Paese perché trovano solo lavoro precario, sottopagato, spesso in nero – ha denunciato Landini –. E si continua a morire sul lavoro. Questo è il fallimento di un intero modello economico e normativo”.
Il referendum per cambiare le regole del gioco
Al centro dell’intervento, l’impegno della Cgil per i referendum sul lavoro, che mirano ad abrogare alcune norme ritenute dannose, in particolare quelle sui subappalti e sulla precarietà. “Non è un voto per un partito o contro qualcuno. È un voto per sé stessi, per migliorare la propria condizione. È democrazia diretta”, ha sottolineato Landini.
L’obiettivo è ambizioso: raggiungere il quorum in un paese segnato da una crescente disaffezione al voto. “Combattere l’astensionismo è responsabilità di tutti. Come ha detto il Presidente della Repubblica, la democrazia si difende praticandola”.
Morti sul lavoro, un bollettino di guerra ignorato
In questi anni, denuncia la Cgil, le morti sul lavoro non sono diminuite. Anzi. “Gli infortuni aumentano, e i provvedimenti adottati finora non risolvono il problema”, accusa Landini, che critica duramente l’utilizzo delle risorse dell’Inail: “Non sono soldi del governo, ma dei lavoratori e delle imprese. Eppure, nonostante gli utili non spesi, si continua a eludere la questione centrale: il modello d’impresa”.
Un modello che, secondo il sindacato, è costruito sul taglio dei costi e sulla compressione dei diritti, anche a costo della vita dei lavoratori. “Pensare che tutto si risolva con la formazione è scaricare la colpa sulle vittime. Non è il lavoratore a essere responsabile. È il modello produttivo che uccide”.
Appalti, sicurezza e ispettori: le vere riforme da fare
Tra le richieste portate avanti dalla Cgil, l’abolizione della logica del subappalto a cascata, la responsabilità piena dell’azienda madre sulla salute e sicurezza in tutta la filiera, e l’introduzione di una patente a punti vera, non il sistema a crediti oggi inapplicato.
Fondamentale anche un piano serio di assunzioni di ispettori del lavoro e medici del lavoro. “Se vuoi prevenire la morte sul lavoro, devi investirci. E investire in sicurezza significa anche rinunciare a una parte dei profitti. Il problema è che oggi si è scelto di difendere il profitto, anche sulla pelle dei lavoratori”.
Un cambiamento culturale e politico necessario
La Cgil rivendica di aver avanzato queste proposte da oltre due anni, inascoltata. “Vedremo l’8 maggio se finalmente si passa ai fatti o se sarà l’ennesima propaganda”, ha concluso Landini, ammonendo: “Di fronte a ogni tragedia, tutti si stracciano le vesti. Ma poi non cambia mai nulla. Noi questa volta vogliamo cambiare davvero”.
Alma

