Zagaria, la pendrive e quei soldi addosso. L’ipotesi di Ardituro: “Trattativa Stato-camorra”

Il pm, oggi al Csm, ascoltato dalla commissione Antimafia: “Il boss aveva 1200 euro in contanti prima di entrare in cella”

ROMA -C’è la pendrive sparita dal bunker in cui fu catturato il boss. E ci sono quei soldi in contanti, troppi per un detenuto che sta per varcare la soglia del carcere duro. Misteri vecchi e nuovi di Zagaria, al centro dell’audizione in commissione antimafia di Antonello Ardituro, pm dell’anticamorra oggi consigliere del Csm. Il magistrato arriva a ipotizzare una trattativa Stato-camorra dietro i buchi neri nello scenario della cattura del superlatitante, avvenuta nel feudo di Casapesenna il 7 dicembre 2011 dopo una lunghissima latitanza.  C’e la scomparsa della pendrive, il supporto informatico contenente forse la memoria informatica dell’organizzazione. Ma anche i 1200 euro scoperti addosso all’ex primula rossa durante lo spostamento dal carcere di Napoli a quello di Novara, dove sconta la reclusione al 41 bis. “Una cifra spropositata per un detenuto  – afferma Ardituro – e che comunque qualcuno gli aveva consentito di tenere”. “I fatti che sono emersi – spiega il magistrato – si possono ascrivere a due ipotesi: o si tratta di un fatto corruttivo singolo, da parte di un singolo poliziotto, ipotesi difficile per l’ organizzazione dello scambio in quel contesto ma plausibile. La seconda ipotesi è che questo scambio sia avvenuto in un contesto più ampio di buoni rapporti tra chi lo ha catturato e il latitante, in un contesto di abboccamenti, da collegare anche ad una serie di arresti che avevano colpito il clan, con la cattura di Iovine e Schiavone e quindi che avevano fatto capire a Zagaria che lo Stato stava prendendo la strada giusta”. Ardituro aggiunge che “è questa una ipotesi con contorni ancora non nitidi ma è l’ipotesi investigativa su cui ho lavorato”. 

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