Vertenza Terme di Agnano, interpellanza in consiglio dopo le denunce su ildesk.it

La consigliera Matano (M5S) interpella il sindaco de Magistris e l’assessore Panini: “I lavoratori affermano di essere stati costretti a firmare un accordo, in cui rinunciano al 50% degli stipendi arretrati, con la promessa dell’assorbimento in un’altra partecipata. Napoli svende un suo gioiello, errore gravissimo”

Vertenza delle terme di Agnano, interpellanza urgente in consiglio comunale, dopo gli articoli di denuncia su ildesk.it. Ed è la consigliera Marta Matano, del M5S, a interpellare il sindaco de Magistris e l’assessore Panini. “Un ennesimo caso di cattiva amministrazione – dichiara Matano in aula – che priva la città di uno dei suoi gioielli, mettendo a repentaglio posti di lavoro. In questi giorni è apparsa la notizia che i dipendenti delle terme di Agnano sono in agitazione perché affermano di essere stati costretti a firmare un accordo, in cui rinunciavano al 50% degli stipendi arretrati, con la promessa dell’assorbimento in un’altra partecipata del comune”. “Questa – aggiunge la consigliera – sarebbe un’ennesima violazione dei diritti dei lavoratori, dopo quanto già successo per le lavoratrici di Napoli Sociale, confluita in Napoli Servizi, anch’esse costrette ad accettare condizioni capestro pur di non perdere il posto di lavoro”. Matano riepiloga la lunga vicenda del parco termale, di proprietà del comune di Napoli. “Si tratta di un complesso unico – ribadisce – per la presenza dei ruderi delle terme greche e romane, per il vasto parco verde e perché è l’unico posto al mondo dove ci sono le grotte termali a calore secco, situate alla base di un vulcano spento. Mentre nel mondo cresce l’attenzione verso il comparto del benessere ed il turismo termale induce le strutture alberghiere a creare delle zone termali artificiali per attirare visitatori, Napoli svende le terme di Agnano, facendo un errore gravissimo. Noi, che abbiamo una tipologia di terme unica al mondo, facciamo di tutto per smembrare le terme di Agnano. Tutto a favore, probabilmente, del primo affarista di turno”. E adesso si attende la risposta degli interpellati: a norma di statuto, hanno 60 giorni di tempo.

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