Tra i lavori alla Linea 1 e lo stop alla Linea 2 per Pozzuoli, muoversi in carrozzina è impossibile. La denuncia del Movimento Disabili per la Pace
Non è una questione di trasporti che non funzionano, ma di vite umane sospese. Muoversi a Napoli e provincia per una persona con disabilità o in carrozzina è diventato un incubo che cancella i diritti più elementari, trasformando la quotidianità in una forma di reclusione forzata. Dietro ogni ascensore guasto o treno cancellato ci sono cittadini a cui viene negato il diritto di andare a lavoro, di curarsi o semplicemente di uscire di casa. L’intera area metropolitana si è trasformata in una trappola ostile che discrimina e isola i più fragili.
Oggi, per un cittadino con ridotta mobilità, l’accesso alle metropolitane è sbarrato da una catena di impedimenti insormontabili. Sulla Linea 1, le persone in carrozzina si scontrano da mesi con la giungla degli ascensori e delle scale mobili fuori servizio, a cui si è aggiunto il blocco estivo della tratta nord che ha sbarrato le stazioni di Piscinola, Chiaiano e Frullone. Spostarsi verso la provincia è ancora più drammatico: sulla Linea 2, lo stop ai treni tra Campi Flegrei e Pozzuoli causato dalle esalazioni di anidride carbonica ha spezzato l’unico collegamento accessibile con l’area flegrea, lasciando i passeggeri con disabilità senza alternative reali.
La vera e propria umiliazione per i cittadini fragili si consuma però in strada, davanti alle cosiddette soluzioni tampone. I bus navetta sostitutivi e i pullman dell’Anm rappresentano una barriera insperabile. Troppo spesso i mezzi viaggiano con le pedane d’accesso rotte, oppure sono così sovraffollati da impedire fisicamente lo spazio di manovra e l’aggancio di una carrozzina. Anche la ferrovia Cumana, che viaggia a singhiozzo tra continui guasti, contribuisce a questo isolamento forzato. Alle persone con disabilità viene chiesto di pianificare la propria vita con giorni di anticipo per prenotare rari taxi sostitutivi, azzerando qualsiasi diritto alla spontaneità e all’autonomia.
Davanti a questa drammatica perdita di dignità, esplode l’indignazione delle associazioni. Osvaldo Barba, esponente di spicco del Movimento Disabili per la Pace, esprime la rabbia di migliaia di famiglie denunciando duramente la situazione: “Siamo di fronte a una vergogna intollerabile, a una vera e propria segregazione sociale legalizzata dall’efficienza zero dei nostri trasporti. Dirci di prenotare un taxi sostitutivo 48 ore prima significa confinarci in casa, cancellare la nostra vita spontanea e trattarci come cittadini di serie B. I lavori di manutenzione e le emergenze non possono diventare la scusa per calpestare i nostri diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Napoli e la sua provincia si riempiono la bocca di parole come ‘turismo’ e ‘inclusione’, ma la realtà è che per una persona in carrozzina oggi questo territorio è una trappola ostile. Chiediamo interventi immediati e mezzi sostitutivi realmente accessibili, non promesse su carta.”
Senza un piano che metta davvero l’accessibilità al primo posto e che risponda a questo grido d’aiuto, l’autonomia dei disabili napoletani resterà ancora a lungo sacrificata sull’altare dell’indifferenza istituzionale.
Ciro Crescentini

