L’ASL Napoli 1 Centro riduce il servizio H24 agli orari 8-20. Sindacati e familiari denunciano il rischio di lasciare soli i pazienti nelle ore notturne
Di notte la sofferenza psichica dovrà aspettare il mattino. È questo, secondo familiari e operatori del settore, il messaggio che passa dalla riorganizzazione dei Centri di Salute Mentale dell’ASL Napoli 1 Centro, entrata in vigore nelle scorse settimane.
Da giugno i Centri non sono più operativi 24 ore su 24. Le attività si svolgono dalle 8 alle 20, dal lunedì al sabato. Per le emergenze notturne e nei giorni festivi l’indicazione è quella di rivolgersi al 118.
Una decisione che ha scatenato la protesta della FP CGIL, pronta ad avviare iniziative di mobilitazione. Il sindacato denuncia un drastico ridimensionamento dell’assistenza territoriale e avverte: «I pazienti rischiano di sentirsi abbandonati, con conseguenze anche molto gravi sul loro stato di salute».
Una denuncia che trova eco nelle preoccupazioni di molte famiglie, già alle prese con un sistema che da anni soffre di carenza di personale, liste d’attesa e servizi spesso al limite delle proprie possibilità.
La domanda che in tanti si pongono è semplice: una crisi psichiatrica può avere un orario?
L’ansia, il panico, le ricadute depressive, gli episodi psicotici non scelgono le fasce di apertura degli uffici. Possono esplodere alle due di notte, la domenica o durante una festività. Ed è proprio in quei momenti che un Centro di Salute Mentale rappresenta molto più di un presidio sanitario: è un punto di riferimento per pazienti e familiari, un luogo dove trovare professionisti che conoscono la storia clinica della persona e possono intervenire prima che la situazione degeneri.
Affidare tutto al sistema dell’emergenza significa cambiare profondamente il modello di assistenza. Il 118 svolge un ruolo fondamentale, ma nasce per gestire le urgenze sanitarie, non per sostituire il lavoro quotidiano delle équipe multidisciplinari che seguono i pazienti nel loro percorso terapeutico.
Per questo la decisione dell’ASL Napoli 1 Centro sta facendo discutere ben oltre gli addetti ai lavori. Per molti rappresenta il simbolo di una sanità pubblica costretta a fare i conti con organici insufficienti e risorse sempre più limitate.
L’azienda sanitaria respinge le accuse di depotenziamento. La direzione parla di una riorganizzazione prevista dagli standard regionali e assicura che le emergenze continueranno a essere garantite attraverso la rete dell’urgenza e dell’emergenza, senza lasciare scoperti i cittadini. Ma le rassicurazioni non bastano a spegnere la polemica.
Perché la salute mentale è uno dei fronti più delicati della sanità pubblica. I disturbi psichici sono in aumento, soprattutto tra giovani e adolescenti, mentre operatori e associazioni denunciano da tempo una cronica mancanza di investimenti.
In questo scenario, ridurre gli orari di apertura dei Centri viene vissuto da molti come un passo indietro. La riforma che ha chiuso i manicomi aveva un principio semplice e rivoluzionario: curare le persone nel territorio, accompagnarle ogni giorno, evitare che la crisi diventasse emergenza. Oggi quel principio sembra vacillare.
E la domanda resta sospesa, insieme alla preoccupazione di migliaia di famiglie: se un paziente entra in crisi alle tre del mattino, la struttura territoriale sanitaria dov’è?
Ciro Crescentini

