Tentata concussione, Coscioni si sfoga: “Io sui giornali messo nella piovra della sanità”

Il primario alla sbarra per le presunte pressioni volte a far dimettere tre manager della sanità: “Non ricordo di aver consegnato un manoscritto a Mastursi coi nomi dei direttori generali da nominare. Non posso fare atti, non ho nemmeno la pec”

Processo per le presunte pressioni volte a far dimettere tre manager della sanità, nella prossima udienza potrebbe decidersi il destino dell’imputato Enrico Coscioni, consigliere per il settore del governatore Vincenzo De Luca. Nell’udienza di ieri il presidente del collegio C della IV sezione del tribunale di Napoli, Marcello Rescigno, ha annunciato di voler compiere un accertamento sulla qualifica di Coscioni, decisiva per la sussistenza del reato. La tentata concussione, infatti, può esistere solo se a commetterla è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio. Il prossimo 14 dicembre in aula, insieme alle parti, il tribunale stabilirà la natura del ruolo in Regione di Coscioni, nominato da un decreto di De Luca. Nulla esclude, tuttavia, che la condotta del primario possa riqualificarsi in un’altra ipotesi di illecito, se venisse meno quella attuale. Il presidente del collegio ha anche disposto l’acquisizione dell’atto di nomina, sul finire dell’udienza dedicata proprio all’esame dell’imputato. Coscioni ha risposto alle domande della pm Immacolata Sica, minimizzando le sue funzioni. “Io mi rapporto solo al presidente De Luca sui temi per cui lui ritiene opportuno ascoltarmi,- la difesa di Coscioni, assistito dall’avvocato Gaetano Pastore -. Non ho mai sottoscritto atti, non posso fare decreti o determine, non ho nemmeno la pec. Svolgo il mio compito a titolo gratuito e in maniera disinteressata, quando me lo permettono gli impegni, visto che faccio il primario di cardiochirurgia a Salerno”. Ma per la prima volta, Coscioni ha abbandonato il profilo basso tenuto dall’inizio della vicenda. E si è lasciato andare ad uno sfogo, pensando ai suoi familiari: “Io per questa cosa sono stato mesi e mesi sui giornali, messo nella ‘piovra del malaffare della sanità campana'”. Il primario-consigliere, comunque, ha respinto le contestazioni dell’accusa. Come su uno degli episodi chiave, le parole rivolte al commissario dell’Asl Napoli 3, Salvatore Panaro – parte offesa con Agnese Iovino e Patrizia Caputo, ma unico a costituirsi parte civile -, quando fu convocato alla Regione per annunciargli la sospensione: “Gli dissi ‘se hanno deciso di sospenderla è inutile che si agita’. Anche se io in quelle decisioni non potevo entrare. Lo invitai a fare un passo indietro ma era un consiglio per rassenerare gli animi”. Una sola incertezza nella versione di Coscioni, quando il legale della parte civile Fabio Carbonelli gli chiede se abbia mai consegnato un foglio – poi sequestrato – all’ex capostaff del governatore, Nello Mastursi, su cui sarebbero riportati i nomi di aziende ospedaliere e dei nuovi manager papabili. “Non ricordo di aver consegnato manoscritti a Mastursi – ha dichiarato l’imputato – ma con lui non ho mai parlato di nomine”.

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