Scuola, a Napoli presidio No Dad: “In Campania calpestati i diritti  dei nostri figli”

Alla protesta anche gli autisti di scuolabus, ridotti sul lastrico, e le mamme showgirl Maria Mazza e Veronica Maya. Il 26 marzo sciopero nazionale

Il popolo No Dad in presidio a Napoli, indetto dal coordinamento Scuole Aperte Campania. In via Nazario Sauro ieri mattina erano schierati in circolo anche i pullmini gialli del trasporto scolastico, settore colpito dalla chiusura delle scuole. “La Regione ha annunciato investimenti nel trasporto pubblico per 1 miliardo e 100 milioni per nuovi treni e bus – dice il leader di Assodiritti, Carlo Di Dato -. Chiediamo che i 100 milioni siano dirottati in favore di questa categoria che da un anno non lavora e che deve sostenere ingenti spese assicurative per rimettersi in carreggiata e ripartire appena riapriranno le scuole. Sono lavoratori del settore privato che tuttavia offrono un servizio pubblico in media a 10mila bambini nella sola città di Napoli che e da più di un anno, con le scuole chiuse, non hanno più entrate. I nostri pullmini sono sanificati, l’accesso è limitato e in sicurezza”. E il connubio fra didattica in presenza e sicurezza è anche lo slogan dei genitori No Dad. “Ci sono studi secondo i quali i bambini hanno una capacità di contagio ridotta del 50% – sottolinea Palmira Pratillo, presidente dell’associazione Scuole Aperte – e al di là di tutto qui non si sta tenendo conto dei diritti dei bambini”. Chiedono di tornare a lavorare pure le insegnanti dei nidi. “Il nostro è un servizio privato – afferma Katia Mascolo, presidente di Servizi infanzia Campania – se stiamo chiusi nessuno ci paga. Il 15% delle strutture ha chiuso i battenti e i sostegni previsti dal precedente governo sono arrivati solo in parte per un disguido dovuto all’Inps. Chiediamo solo di tornare a lavorare in sicurezza”.

Al presidio anche due mamme showgirl. “C’è una disparità tra i diritti dei nostri figli in Campania e quelli di altre parti d’Italia” denuncia Maria Mazza. La quale spiega: “Mia figlia è in prima elementare ed è in Dad da ottobre, le mie nipoti nel Lazio sono state in presenza fino a 10 giorni fa. Chiedo che il governo centrale si renda conto che esiste un caso Campania e che c’è un governatore che calpesta i diritti dei nostri figli”. “Non sono una negazionista e capisco il problema – fa eco Veronica Maya – ma il Covid non può essere il pretesto per la paralisi totale. Dobbiamo imparare a conviverci col virus. Anche perché non è non andando a scuola che si eliminano i rischi. Ho tre bambini in Dad che passano almeno sei ore al giorno davanti allo schermo e sappiamo quante insidie il pc nasconda. Noi dello spettacolo siamo delle privilegiate, ma ritengo giusto appoggiare questa battaglia e dare una mano a chi non ha le mie stesse possibilità. Con i docenti vaccinati non avrei nessun problema a mandare a scuola i miei figli”. Per tutte queste ragioni, i Cobas Scuola, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento Nazionale Precari, hanno indetto uno sciopero nazionale della Scuola il 26 marzo. Si chiede nell’immediato l’apertura delle scuole e che la gran parte dei 20 miliardi di euro già previsti dal Recovery Plan siano destinati a migliorarle, risolvendo i problemi vecchi e nuovi a partire dall’edilizia scolastica, e intervenendo per recuperare tutti quegli studenti che si sono disconnessi, cioè hanno abbandonato lo studio, andando ad aumentare il tasso di dispersione scolastica già altissimo in Campania.

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