Dalla protesta sotto la Regione al vertice di lunedì con Piantedosi: perché la legge speciale resta l’unica via d’uscita strutturale. La maggioranza del consiglio regionale si è espresso contro lo Stato d’emergenza
La terra continua a tremare e la tensione sociale raggiunge nuovi picchi. Questa mattina, giovedì 27 agosto 2026, la rete “Pozzuoli Esiste Ancora” ha piantato tende e srotolato striscioni davanti alla sede del Consiglio regionale della Campania, in concomitanza con la seduta straordinaria dedicata interamente alla crisi dei Campi Flegrei. Una mobilitazione netta e senza sconti: «Non può essere l’ennesima giornata di parole – tuonano i manifestanti – Gli sfollati, le famiglie, i lavoratori e le attività economiche non possono più aspettare. Pozzuoli ha già aspettato troppo, ora servono sicurezza, casa, sostegni, servizi e tempi certi». E la maggioranza del consiglio regionale si è espressa contro lo stato di emergenza. La proposta dell’opposizione è stata respinta dall’Aula consiliare è passata, invece, la risoluzione della maggioranza Pd-Movimento 5 Stelle-Alleanza Verdi e Sinistra che punta invece alla legge speciale.
A spiegare i motivi della scelta è stato il governatore Roberto Fico. «Sulla dichiarazione di stato di emergenza, resto laico nel senso che, se dovesse risultare utile, verrebbe richiesto, ma se, invece, lo stato di emergenza andasse a creare duplicazioni, caos ed appesantimenti, allora va escluso, anche perché lo stato di emergenza è contrastante con la natura stabile di questo fenomeno. Noi vogliamo risolvere definitivamente il problema dei Campi Flegrei sapendo che essi sono un unicum in Italia e negli Europa, e che bisogna lavorare sull’abbattimento del rischio e sul miglioramento sismico, con una legge speciale, lavorando insieme con il Governo nazionale, che possiamo scrivere insieme anche come Consiglio regionale della Campania».
La protesta di oggi fa da preludio a un altro appuntamento istituzionale cruciale fissato per lunedì 31 agosto alle ore 12:30, quando il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, presiederà presso il Palazzo di Governo di Napoli una riunione strategica sull’emergenza bradisismica che interessa Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e una parte di Napoli. Al centro del confronto c’è l’esigenza di superare la logica tampone per abbracciare una pianificazione strutturale.
In questo scenario si inserisce la riflessione del sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, che pur invitando a evitare strumentalizzazioni punta il dito contro i limiti dei provvedimenti varati finora.
Secondo il primo cittadino, i decreti adottati in via preventiva – sebbene importanti per la prima volta nella storia flegrea – «non sono performanti rispetto alla realtà». Da qui la necessità di correggerli tramite emendamenti mirati e, soprattutto, di lavorare a una legge speciale. Manzoni non usa giri di parole, richiamando il tragico precedente di altre aree colpite da calamità: «Abbiamo stati d’emergenza che vanno avanti da dieci anni, basta guardare Amatrice».
Ma perché lo stato d’emergenza suscita tante perplessità, al punto da essere definito un’arma a doppio taglio? Da un lato, lo strumento nazionale di protezione civile offre il vantaggio di procedure rapide e deroghe alla burocrazia ordinaria per le urgenze. Dall’altro, presenta criticità profonde. Il bradisismo non è un evento circoscritto nel tempo come un terremoto o un’alluvione, ma un fenomeno geologico permanente e cronico. Applicare una logica d’emergenza transitoria a una condizione stabile rischia di cronicizzare la precarietà, accentrare le decisioni ed esautorare gli enti locali, oltre a generare un allarme mediatico che paralizza il turismo e il commercio.
A pesare come un macigno sul territorio è poi il nodo dei piccoli abusi edilizi e delle difformità urbanistiche. Lo stato d’emergenza non può in alcun modo derogare alle leggi sull’urbanistica né introdurre sanatorie o condoni.
Nei Campi Flegrei, caratterizzati da un fitto tessuto edilizio stratificato nei decenni, la presenza di lievi difformità, piccoli ampliamenti non autorizzati o vecchie istanze di condono rimaste impantanate negli uffici comunali rappresenta una trappola burocratica micidiale. Per legge, lo Stato non può impiegare denaro pubblico per riparare o mettere in sicurezza immobili che presentano irregolarità formali o sostanziali.
Ciò genera un cortocircuito drammatico e paradossale: famiglie sfollate o con la casa gravemente lesionata dal bradisismo si vedono respingere le richieste di contributo non per negligenza, ma a causa di una rigidità normativa che spesso non distingue tra grandi abusi speculativi e minime difformità storiche.
Ecco perché la richiesta di una legge speciale, unita al confronto di lunedì con il Ministro Piantedosi, diventa la vera chiave di volta: una normativa strutturale capace di sciogliere questi nodi burocratici, coniugando la sicurezza inderogabile dei cittadini con la complessa realtà urbanistica flegrea.
Ciro Crescentini
